diotimacomunità filosofica femminile

per amore del mondo Numero 1 - 2003

Differenza maschile

“Fra l’incudine e il martello”

Frammenti e racconto della mia esperienza nel gruppo di uomini costituitosi a Verona in prossimità a “ Diotima”.

Riconciliarsi col maschile in vista di… un ri-con-giungimento nella con-sapevolezza.

 

 

Alla fine del seminario dello scorso anno “Donne e uomini anno zero”, avevo manifestato -confusamente-  il desiderio , espresso sotto la forma “speranza”, di trovare le parole per dire della “nostra” relazione, declinata al futuro… allora quelle parole non risuonavano distinte in me.

 

Quando Mario (Ferrari) mi ha avvicinato per chiedermi se volevo partecipare ad un gruppo di -soli- uomini disposti ad interrogarsi sulle tematiche elaborate dalle donne di Diotima, in quel preciso istante è cominciato per me il “lavoro del negativo”.

Venivo da una esperienza in gruppo di ascolto/confronto con Laura, Lucia, MariaGrazia, Rita, in cui ero “l’unico uomo”: come un balsamo sulle ferite, avvolto in una calda e umida placenta, in cui mani sensibili e sapienti mi hanno aiutato ad accogliere e dare forma a sentimenti e desideri.

 

Diotima esercitava la sua forza attrattiva ed io “innamorato” delle donne -anche in modo narcisista e idealista-. Improvvisamente -in quel preciso momento- ho sentito la negazione, che attraverso la dimenticanza/rimozione -del mio maschile in me- si manifestava come un “fastidio” e una spinta al rifiuto; ma sentivo anche che rifiutando “loro”…

Infatti, per fortuna, come spesso accade nella vita, superando quel sentimento di rifiuto ho accettato l’invito; non mi fidavo “degli uomini”… ero molto scettico e deciso a mollare alla prima occasione.  Mi sembrava quasi impossibile che “altri uomini” riconoscessero l’autorità al pensiero della differenza sessuale e la forza della pratica della relazione fra donne.

Ho accettato solo per coerenza verso il “tema”.

 

Sulla questione della unicità/singolarità, sulla quale -spero- torneremo a confrontarci, non vorrei essere frainteso: ora so che altri uomini ( in questo senso non sono l’unico), si trovano fra l’incudine e il martello. Cioè co-stretti fra una identificazione “ inabitabile”, perché mortifera, e la necessità vitale di un radicamento di genere che fanno fatica a nominare (immaginare, praticare, mettere al mondo).

Molti volti, altre differenze, per giungere alle singolarità/plurali, unica universalità. Questo anno di incontri per ciascuno di noi, Mario, Vanni, Giacomo, Andrea, Flavio, Gianni, Bernardo, Nicola, Mario…(a volte con  altre partecipazioni e presenze) , è stato in-quietante e significativo.

Si è costituito un luogo in cui ciascuno in modo diverso ha raccontato il proprio disagio a stare nella realtà della vita confrontandosi con la attribuzione sociale dell’im-proprio stile di vita, a giocarsi nelle relazioni con la propria precarietà, nel rimettere in discussione il proprio ruolo, a ricercare un “senso” in tutto questo, interrogandosi su quanto ci sia di assumibile, accettabile, condivisibile con quanto proposto dalle donne di Diotima, e quanto no (un bisogno della figura materna?).

Si è sentita la fatica, in tutto questo.

Che ancora la questione “del padre” non è risolta in noi.

Non è stata elusa la questione di fondo sulle motivazioni profonde, e personali, ad accogliere il Vostro invito al confronto, a rispondere alla vostra con-vocazione.

“La questione maschile”: mostrarsi per conquistare…(tentazione?)

Le ambiguità  e le connessioni fra le immagini di conquista , fragilità, forza…

 

Sono emerse anche posizioni e punti di vista in-conciliabili, il sentimento di differenze irriducibili, inquietanti, ma le differenze e le negatività, sono state accolte. Lasciate lì. Lavoreranno nel tempo. O forse si dissolveranno.

 

 

Ed è accaduto che il raccontarsi di ciascuno nelle sue relazioni più importanti (di coppia, in famiglia, ecc…) abbia favorito il riconoscimento di parti di sé in altri.

La manifestazione dell’umano sotto lo sguardo sensibile, attento e pieno di rispetto, di compagni di viaggio (non importa per quale meta), è un vero miracolo di tenerezza.

Questo abbiamo vissuto: che ci siamo ascoltati.

Sì, perché l’incudine e il martello, sono due parti dell’organo umano dell’orecchio!.

E nella simbologia del corpo umano, l’orecchio è originariamente la prima parte a formarsi: l’embrione umano ha la forma originaria dell’orecchio, la stessa forma del Seme, il seme che contiene in sé tutte le potenzialità dell’umano, che porta inscritta l’identità più profonda e il ricordo della prima voce udita!

Il realizzarsi del destino di ogni persona è custodito lì!.

Il mio, tuo, nostro futuro arcaico?