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Un’autobiografia corale

Per amore del mondo 16 (2019) ISSN 2384-8944 http://www.diotimafilosofe.it/

 

 

L’ultimo libro di Giovanna Borrello, che ne raccoglie saggi e interventi scritti fra il 1988 e il 1996, ha come sottotitolo Una autobiografia filosofica: in realtà, il libro ricostruisce il percorso di pensiero e le pratiche politiche non solo di Borrello, ma di un’intera generazione di donne legate al femminismo e al pensiero della differenza sessuale. Il carattere corale di quest’autobiografia filosofica emerge innanzitutto dall’itinerario dell’autrice, pienamente inserita nel femminismo napoletano, italiano e internazionale, con legami privilegiati, a Napoli, con Clara Fiorillo e con Angela Putino, con la redazione di “AdA Teoria femminista”, con Stefania Tarantino, con Luisa Cavaliere e con molte altre, con relazioni feconde, in Italia, con le esponenti più significative del pensiero della differenza sessuale, da Alessandra Bocchetti  del gruppo “Virgina Woolf” di Roma alla comunità filosofica “Diotima” di Verona, e infine con Luce Irigaray in Francia. Il carattere corale di quest’autobiografia personale è immediatamente coglibile anche visivamente scorrendo le fotografie riportate in appendice, che ritraggono Giovanna mai da sola, ma sempre insieme con altre “compagne di strada”, dalle militanti del PCI alle filosofe della differenza. Fra tutti, il legame più forte e più persistente è stato quello con la compianta Angela Putino, che ha accompagnato Borrello nell’avvicinamento al pensiero della differenza e che l’ha introdotta alla filosofia di Simone Weil.

I saggi raccolti nel volume sono divisi in cinque sezioni: mi soffermerò soprattutto sulle prime tre, dedicate rispettivamente a “libertà femminile e differenza sessuale”, al rapporto del movimento delle donne col pensiero di Simone Weil, e ai temi degli spazi, dei limiti e delle relazioni. Queste prime tre sono le parti più direttamente legate al pensiero della differenza, al quale Giovanna approdò dopo una militanza attiva nella CGIL scuola, nel PCI e successivamente nel PD, mentre le ultime due sezioni rendono conto dell’itinerario più recente dell’autrice, attualmente impegnata nella pratica della consulenza filosofica nel gruppo “Metis”, una pratica non disgiunta tuttavia dal suo costante radicamento nel pensiero della differenza e dal riferimento alle grandi filosofe del Novecento, da Weil ad Arendt a Zambrano.

Giovanna, oltre a rendere conto del suo debito verso il suo primo maestro, Aldo Masullo, privilegia fin dall’inizio della sua formazione Simone de Beauvoir e una parte della fenomenologia contemporanea. Come sottolinea Chiara Zamboni nell’introduzione al testo, questo bagaglio filosofico ha aiutato Borrello a mettere in tensione fra loro pensiero e contingenza. Nell’approdo al pensiero della differenza, la contingenza di essere donna, una contingenza non scelta ma che, se accettata, è suscettibile di significazioni simboliche libere, è mantenuta in stretta relazione con la teoria, la quale dunque non è “pura” né tantomeno astratta, ma concretamente radicata nelle singole donne in relazione fra loro.

Un paio di sottolineature che fa Borrello nel suo primo saggio sulla differenza sessuale meritano a mio avviso di essere riproposte anche ora. In primo luogo, l’autrice sostiene giustamente la priorità della costruzione rispetto alla decostruzione: c’è la constatazione che il pensiero della differenza è un pensiero affermativo, il quale afferma la differenza e la soggettività femminile contro l’omologazione maschile; in tale pensiero, la costruzione di un ordine simbolico favorevole alle donne precede e accompagna la decostruzione del simbolico già dato, di origine patriarcale. In secondo luogo, c’è l’importante considerazione che il punto di partenza del pensiero della differenza sessuale non può essere la singolarità isolata, come spesso accade nel pensiero maschile – ad esempio in Descartes –, ma deve essere la relazione fra donne, una relazione in cui le singolarità non si annullano ma si potenziano vicendevolmente, ciascuna avvistando nell’altra un di più che può rafforzarle entrambe.

Fra le numerose relazioni che Borrello, nel corso del tempo, ha intessuto con altre pensatrici femministe, decisive sono state dapprima quella con Clara Fiorillo, architetta, con la quale Giovanna scrisse a quattro mani il testo Il pensiero parallelo, e successivamente quella con Angela Putino. Angela è stata fra le filosofe più originali del pensiero della differenza in Italia: a lei si deve l’avvicinamento di Borrello alla filosofia di Simone Weil, una filosofia che ha favorito anche lo spostamento di Giovanna dalla primitiva impostazione marxista al successivo approdo al pensiero della differenza. Ciò ha significato, filosoficamente e politicamente, il passaggio dal progetto e dal progresso, sempre rimandato al futuro, al qui e ora dell’avvento della libertà femminile, grazie a una dimensione di verticalità che irrompe nelle singolarità in relazione, che le attraversa e le modifica profondamente, in un presente aperto a una trascendenza immanente. Grazie all’apporto del pensiero di Simone Weil, mediato da Putino, – scrive Giovanna – “mi sono liberata dello schema marxiano del progresso all’infinito nella rincorsa verso un’utopia ad venire, per accedere alla pratica di una azione che si svolga nella realizzazione del qui e ora”. (p. 51)

Inoltre, il pensiero di Putino, così come quello di Weil, è interpretato dall’autrice come essenzialmente pratico-politico: “Il tema dell’infinito o del sovrannaturale che si esprime nelle pieghe della realtà è visto da Angela come momento di sospensione della Forza”. (p. 61) Il soprannaturale weiliano assume giustamente negli scritti di Borrello soprattutto il significato pratico-politico di fare da contrappeso alla forza, di arginarne il dominio illimitato.

Al tempo stesso il senso del limite, interrogato da diversi punti di vista – dalla filosofia esistenziale di Beauvoir, Merleau-Ponty, Jaspers e Sartre al pensiero di Simone Weil fino al femminismo della differenza -, consente all’autrice di riconoscere sì un limite nella materialità dell’esistenza finita, segnata dalla differenza sessuale, ma senza che questo condanni all’immanenza, perché nell’immanenza “incontriamo il desiderio, vera conquista di libertà femminile: desiderio d’infinito, passaggio all’oltre”. (p. 92)

In conclusione, vorrei riproporre qui una domanda che si poneva Borrello già nel suo primo saggio sulla differenza sessuale, del 1988: Giovanna si chiedeva se il pensiero della differenza, che è stato sicuramente per le donne fonte di libertà, potesse essere per loro anche fonte di felicità. Secondo l’autrice, i ruoli femminili tradizionali definivano anche i parametri della felicità: a suo avviso, era importante interrogare di nuovo nel presente lo stato dei sentimenti, costruire nuovi parametri di valutazione dei gradi di realizzazione affettiva delle donne. Personalmente ritengo che, al di là della felicità sicuramente scaturita dalla conquista della libertà femminile e dalla ricchezza delle relazioni fra donne, questa domanda, a più di trent’anni di distanza dalla nascita del pensiero della differenza sessuale, sia tuttora attuale.

 

 

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