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Un pensiero a Erminia Macola

 

 

Se Erminia non fosse mancata quest’anno, nel cinquencetanario di Teresa d’Avila, avrei chiesto anche a lei di scrivere in questo numero della rivista, sarebbe stata la prima a cui avrei pensato.

Quando inseguivo, giovane e catturata, le piste di Teresa fu la sua guida quella che incontrai più orientante. Lessi avidamente il suo Il castello interiore1, fu illuminante, non avrei scritto come ho fatto senza averla letta.

Non la conoscevo, per me era una ispanista e una studiosa di mistica stranamente profonda. Poi seppi di lei e del suo lavoro di psicoanalista.

E poi la incontrai. L’occasione, che mi emozionava, era in un piccolo gruppo a Padova per discutere della differenza sessuale e leggere insieme dei testi, in particolare quelli di Luce Irigaray. Io arrivavo lì come una che era più addentro alla cosa, lei si avvicinava allora. Ma lei mi era stata maestra senza saperlo. Che sorpresa! Lei era brillante e velocissima nel pensiero, e leggera, e intensa, e colta, e empatica, e simpatica e spiritosa come poche. Quanto mi sono divertita, e quanto mi ha fatto pensare.

Più avanti si è sviluppato un rapporto con Diotima, ed è venuta ad alcuni nostri ritiri. Lei era lontana per certi versi, ma anche straordinariamente prossima, e soprattutto c’era, era lì, pienamente lì. E ti seguiva e ti precedeva e ti incalzava e ti spostava, e scherzava ridendo di gusto.

Ho ripreso in mano quelle vecchie sue parole nel suo libro, su una vita di donna, una inarrivabile santa come Teresa, che entrambe amavamo, ora che la sua presenza viva e insostituibile non c’è più, cercando delle parole.

Eccole:

Non si può parlare di questa santa troppo in astratto perchè è una donna e, come dice lei, non ha ali….

Note

  1. Erminia Macola, Il castello interiore. Il percorso soggettivo nell’esperienza mistica di Giovanni della Croce E Teresa d’Avila, Edizioni Biblioteca dell?immagine, Pordenone 1987.
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