La rivista »

“La penombra toccata d’allegria”: leggere la storia per orientare la vita con la politica. Una lettura del testo “Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano” di Sara Del Bello

“In filosofia la strada non è allontanamento dagli inizi bensì approfondimento del loro senso”.[1]

Gli inizi rimangono essenziali e orientanti nel tempo. Da essi non ci si allontana. Vengono rigiocati, approfondendone il senso. Approfondimento del senso e non semplificazione. Gli inizi diventano così lettura complessa, articolata, a cui è doveroso non sottrarre nulla.

In María Zambrano questo modo di procedere non è mai venuto meno.

Sara Del Bello nel testo Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano. La centralità della persona,[2] frutto della sua ricerca di dottorato, lo intuisce subito. “Leggere Zambrano significa prendere consapevolezza che ogni tema del suo filosofare è presente tanto all’inizio, quanto al termine del suo pensiero che, come lei stessa precisa, si risolve in un andirivieni continuo, che prende la forma del flusso, che scorre senza argini”.[3] In questo andirivieni, che è per Zambrano “el movimiento pendular”, tipico della condizione dell’essere umano, non c’è né semplificazione, né sottrazione, bensì approfondimento di ogni tema che costituisce l’inizio, gli inizi. “È importante sottolineare come l’intero universo speculativo di Zambrano (…) celi di fatto una notevole complessità. Quest’ultima, legata alla circolarità del suo pensiero, impossibile da arginare, da rendere sistematico, richiede lo sforzo di immedesimarsi nel punto di vista della pensatrice, per potersi muovere più facilmente al suo interno, arrivando così a cogliere quelle sottili sfumature che, facilmente, possono sfuggire a un primo approccio”, scrive Del Bello sempre nell’Introduzione.

Il questa circolarità, che a dire il vero per me è più un muoversi a spirale, Del Bello individua nel pensiero di Zambrano un elemento fondante e un filo rosso sempre visibile. L’elemento fondante è costituito dalla centralità dell’essere umano, dall’importanza che riveste la persona nella sua filosofia; il filo rosso è rappresentato dalla prospettiva politica che, “sebbene non espressa in modo esplicito”,[4] è costantemente presente. A me questo filo rosso interessa particolarmente. Per due motivi. Innanzitutto è un interesse attuale, ha a che fare con la mia esperienza del qui e ora, e poi perché è “un punto di vista” (questa è l’espressione che utilizza Del Bello) poco trattato in modo sistematico. Con le eccezioni di alcuni studiosi e studiose tra cui Ana Bundgârd ed Elena Laurenzi.

A questo filo rosso Sara Del Bello dedica in modo sostanziale due capitoli.

Il testo si snoda in questo modo: parte con i cenni bibliografici, portando alla luce l’esperienza de “la penombra toccata dall’allegria”,[5] prosegue analizzando il contesto spagnolo e il tema dell’Europa, per poi, con la centralità della persona, approdare al punto di vista storico-politico.

Per Del Bello, “il pensiero politico di Zambrano va ricondotto al filtro della sua visione antropologica: la persona”.[6] È naturale quindi che la parte centrale del suo testo: l’analisi della prospettiva antropologica abbia come conseguente corollario l’argomentazione dell’idea di storia e politica in Zambrano. In questa trattazione il testo chiave della filosofa a cui Del Bello fa soprattutto riferimento è Persona e democrazia. La storia sacrificale.[7]

Sono stanzialmente due i temi che Del Bello, in una argomentazione articolata, tocca: la storia come responsabilità e la sua trasformazione: da storia tragica a storia etica. Per Zambrano la storia è drammatica in quanto storia. Poi è tragica a fasi. La filosofa scandaglia la tragicità della storia occidentale, individuandone le radici profonde nell’assolutismo, nell’eccesso, e nella rappresentazione. La storia è tragica perché gli uomini non mettono un limite alla volontà di volere fare assolutamente la storia e si muovono in essa come personaggi che sono, di fatto, maschere. “Vivere eticamente la storia determina, quindi, l’inevitabile rinuncia ad indossare i panni del personaggio, per scegliere, invece, di rivestire il ruolo di se stessi, in quanto persone”,[8] scrive Del Bello. Coscienza di esserci per davvero e “assumere piena coscienza delle azioni poste in essere anche da parte di chi ci ha preceduto, dato che avere coscienza storica significa, al tempo stesso, conoscere ed essere responsabili rispetto alla storia”.[9]

In “Quasi un’autobiografia”[10], Zambrano scrive che ciò che più le è costato accettare è l’io: “io ho fatto questo”. In questa difficile accettazione, le era tuttavia chiaro, fin da piccola, che in questo io si custodiva e custodisce la responsabilità morale, partendo dal sentire radicale. “Cosicché –scrive- quando lo considero [questo sentire radicale], sento che è mio, che potrei andare al di là, ma che in questo al di qua dove sono arrivata, lì sono io, lì non ho altra scelta che assumermene la responsabilità, perché quella è il punto della morale ed è anche un punto di rivelazione”.[11]

Esserci per davvero con responsabilità morale e coscienza storica.

La coscienza storica è per Zambrano uno dei presupposti della politica. Del Bello sceglie alcuni passaggi di Orizzonte del liberalismo: una sorta di collage, grazie a cui delinea l’idea di politica della filosofa spagnola.[12]

 

Che cosa è la politica? Da quale radice scaturisce? Cosa significa la politica di fronte alla vita?(…) Si fa politica ogni volta che si pensa di imprimere una direzione alla vita. Per questo, forse, la politica è l’attività più strettamente umana (…) è riforma, creazione, rivoluzione sempre (…) una coscienza storica (…) si dirige verso un futuro, lo crea (…) è radice che tinge della sua sostanza tutte le attività che di essa si nutrono.[13]

 

Zambrano tocca tre aspetti. Innanzitutto la politica sa stare in rapporto all’esistenza attraverso un pensiero che “si fa sangue, entra nel sangue e lo obbliga a spargersi, un pensiero che ci fa vivere, che ci crea uno spazio in cui respirare, un orizzonte dove la nostra vita entra a far parte della realtà, incontrandosi e articolandosi con le vite degli altri”.[14]

La politica, stando in rapporto alla vita, le imprime necessariamente una direzione, ma questa via non è tracciata a priori, non si irrigidisce in una forma predeterminata, in schemi statici. Nell’indicare una direzione, la politica guida, aprendo un orizzonte di idee e pratiche libere. La politica che sa stare in rapporto alla vita non è una politica assoluta, ma una politica che sa limitare l’impeto, l’entusiasmo, la volontà. “Nulla in eccesso, nemmeno l’ansia di fare storia”.

Una politica che non ha paura di morire perché accetta che le cose si concludano, per nuovi inizi. Solo il potere, come dice Chiara Zamboni, è non fare morire ciò che ami quando qualcosa si sta per concludere.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Chiara Zamboni e Luisa Muraro, “Cronaca dei fatti principali di Diotima”, in Diotima, Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga edizioni, Milano 1987, p. 184.

[2] Sara Del Bello, Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano. La centralità della persona, Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni (MI), 2017.

[3] Ivi, p. 15.

[4] Ivi, p. 13.

[5] È bella l’idea di intitolare il capitolo dedicato alla biografia di María Zambrano “La penombra toccata di allegria”. Questa espressione zambraniana infatti non è solo emblematica di un’esperienza precisa dove Zambrano scopre la filosofia come guida: il “giorno indimenticabile” in cui “entrò un raggio di sole attraverso una tendina nera (…) mentre il professor Zubiri stava spiegando (…) le categorie aristoteliche” (María Zambrano, Verso un sapere dell’anima, Raffaello Cortina Editore, Milano 1996, p. 4. ) “La penombra toccata di allegria” racchiude in sé tutta la vita e il pensiero di Zambrano, rivolto verso l’aurora, il sole velato, il chiaroscuro, i chiari che non si cercano, ma si trovano.

[6] S. Del Bello, Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano. La centralità della persona, cit., p. 171.

[7] María Zambrano, Persona e democrazia. La storia sacrificale, trad. it. di Claudia Marseguerra, Bruno Mondadori, Milano 2000.

[8] S. Del Bello, Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano. La centralità della persona, cit., p. 168.

[9] Ibidem.

[10] María Zambrano, “Quasi un’autobiografia”, in “aut aut”, 279, 1997, pp. 125-134.

[11] Ivi, cit., p. 128

[12] S. Del Bello, Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano. La centralità della persona, cit., p. 171.

[13] María Zambrano, Orizzonte del liberalismo, a cura e trad. it. di D. Cessi Montalto, Selene edizioni, Milano, 2007, cit., pp. 79-80-81-83.

[14] Cfr., María Zambrano,  Delirio e destino, a cura di Rosella Prezzo, trad. it. S. Marcelli, Raffaello Cortina, Milano, 2000.

Condividi:
FacebookTwitterGoogle+