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Parole che rivelano e trasformano: una nuova lettura di Emily Dickinson

 

Come svelare il non ancora detto che la vera poesia ci può far scoprire? Come comprendere le rivelazioni che le parole nell’uso corrente non riescono a dire?

Due traduttrici in relazione tra loro, Ana Maňeru Méndez e María-Milagros Rivera Garretas, hanno messo a punto una modalità in cui, restando fedeli alla lettera del testo e dandosi tempo per far emergere situazioni concrete, hanno illuminato di senso quello che a una prima lettura appariva indecifrabile.

Invece di utilizzare la così detta “ideologia della traduzione”, che rende invisibile chi traduce e fluido, normalizzato il testo, con equivalenze linguistiche agevoli, per una decina d’anni, tra il 2005 e il 2015, hanno tradotto dall’inglese allo spagnolo le 1786 poesie di Emily Dickinson.[1]

Questa poeta, per poter rendere dicibile ciò che era necessario fosse detto, ha spiazzato le norme linguistiche, superando i limiti di punteggiatura, ortografia, sintassi e composizione del suo tempo, ha utilizzato e contribuito a mantenere viva la lingua materna. Una lingua materna che ha obbligato le due traduttrici a riappropriarsi della propria lingua e della loro esperienza di donne; ha permesso loro di esprimere esperienze femminili che non avevano ancora trovato parole per dirsi. Per poterci riuscire, come scrive Rivera Garretas nel suo approfondito saggio su questo lavoro di traduzione, [2] hanno cercato di sentire fisicamente l’effetto che ciascuna poesia produceva, dopo averla letta e riletta, finché non sentivano un vuoto tra le due lingue da cui nasceva quella tensione per tentare “di fare in modo che tutto quello che lei diceva nella sua poesia fosse traducibile, pur sapendo che non tutto lo è. […] Niente è rimasto volontariamente non tradotto, niente è stato cambiato con la pretesa di migliorarlo, di pacificarlo, di ordinarlo meglio, di farlo suonare più bello o di renderlo più comodo o digeribile per la lettrice o il lettore, niente è stato ritenuto antiquato o da scartare”. E Rivera Garretas continua: “Così, senza volerlo, ci siamo propiziate il momento in cui, nel vuoto di cui parlavo prima, nella tensione tipica del vuoto, una vede, in quella poesia, un’altra poesia: la assale letteralmente lo strato di significato più profondo e velato che lei in quel momento è capace di vedere.” Perché avvenga un salto simbolico è dunque necessaria la massima fedeltà alla lingua materna in particolare al genere grammaticale: tradurre al femminile quando si parla di esperienze femminili, di sé o di altre donne e anche nelle personificazioni, senza usare il preteso neutro universale maschile.

Da questa esperienza empatica, non di immedesimazione, ma di fedeltà alla lingua e di relazione tra le due traduttrici e con Emily Dickinson, sono venuti alla luce aspetti della vita della poeta che erano stati volutamente cancellati.

 

Proprio per l’intensità di queste scoperte María-Milagros Rivera Garretas è stata spinta a scrivere una breve e profonda biografia, dedicata soprattutto alle giovani, con una scelta di poesie a cui il testo fa riferimento.

In essa, dopo aver descritto la formazione di una bambina nella Nuova Inghilterra del secolo XIX, l’autrice mostra il momento della presa di coscienza delle atrocità della guerra da parte di Emily, nonostante la vittoria dei Nordisti, l’esercito che prima con fervore patriottico sosteneva.

Quindi presenta il dolore dell’incesto, subito da Emily nell’infanzia e nell’età adulta da parte del padre Edward Dickinson e del fratello Austin Dickinson, un delitto e i suoi “Confini di dolore”, rivelati attraverso diverse poesie che li mostrano per il senso di terrore e disagio che fanno sentire, prima ancora di poterli comprendere.

Per permettere di condividere l’importanza di ciò che hanno compreso, oltre a parlarne nella biografia, Ana Maňeru Méndez e María-Milagros Rivera Garretas hanno scelto ventitré poesie e le hanno raccolte in Ese Día sobrecogedor. Poemas del incesto, un’edizione bilingue che in Spagna ha avviato una riflessione politica sull’incesto, dove al centro non vi è più il violatore, ma la bambina e poi la donna che l’ha patito. Ciò ha permesso di ridefinire il tabù dell’incesto come il tabù a parlarne da parte delle donne, non solo da parte di quelle che l’hanno subito.[3]

La biografia parla di come Emily, attraverso la poesia, sia riuscita a salvarsi dall’indifferenza, dalla pietrificazione di fronte alla propria e altrui sofferenza e a trasformare il dolore in creatività, continuando ad avere fiducia nella possibilità delle parole di esprimere la propria esperienza. Un’esperienza che comprese l’innamoramento in corpo e anima per la sua compagna di studi, Susan H. Gilbert, poi divenuta sua cognata Susan H. Dickinson. Questa relazione fece percepire a Emily l’infinito e le permise un confronto costante sulle sue poesie, tra cui molte dedicate a Susan, la sua principale critica e corrispondente – anche dopo il matrimonio con Austin, che avrebbe dovuto permettere alle amiche di vivere vicine e che invece produsse separazione e dolore.

Nella biografia viene sviluppato anche il tema dell’ispirazione e dell’esperienza di esserne visitate, di come nasce il pensiero dell’esperienza che riesce a rivelare cose che interessano chi le dice, o scrive, e chi le ascolta, o legge. Emily creò questa modalità di fare poesia, e rivoluzionò le regole linguistiche e compositive, per poter dire ciò che veniva scoprendo ed era necessario che lei portasse nel mondo.

Nella parte finale del libro troviamo tutte quelle poesie, in inglese e tradotte, che Rivera Garretas ha citato e inserito nella biografia, permettendo a chi legge di far risuonare, in tutta la loro potenza, le parole di Emily e di interagire nel percorso creato dalla narrazione biografica.

Mentre le poesie dell’incesto sono ancora in attesa di una traduzione che ne riveli tutta la dirompenza e che dia la forza per squarciare il silenzio su questo delitto soprattutto contro bambine e donne che gli uomini patriarcali continuano, spesso impunemente, a perpetrare, la biografia verrà a breve pubblicata in italiano, permettendo alle giovani e ai giovani di avvicinarsi a una delle maggiori voci della poesia universale e a trarne energia creativa e capacità di dirsi.

 

María-Milagros Rivera Garretas, Emily Dickinson, Sabina editorial, Madrid 2016; trad. italiana dallo spagnolo della biografia di Luciana Tavernini e dall’inglese delle poesie di Loredana Magazzeni, VandAedizioni, Milano 2021.

 

Emily Dickinson, Ese Día sobrecogedor. Poemas del incesto, Prologo de María-Milagros Rivera Garretas y Ana Maňeru Méndez, Sabina editorial, Madrid 2017.

 

[1] Emily Dickinson, Poemas 1–600. Fue – culpa – del Paraíso, prefazione, traduzione e lettura delle poesie in spagnolo di Ana Mañeru Méndez e María-Milagros Rivera Garretas, Madrid, Sabina editorial, 2012, 940 pagine. + CD formato mp3.

Emily Dickinson, Poemas 601-1200. Soldar un Abismo con Aire , prefazione, traduzione e lettura delle poesie in spagnolo di Ana Mañeru Méndez e María-Milagros Rivera Garretas, Madrid, Sabina editorial, 2013, 778 pagine. + CD formato mp3.

Emily Dickinson, Poemas 1201-1786. Nuestro Puerto un secreto, traduzione e lettura delle poesie in spagnolo di Ana Mañeru Méndez e María-Milagros Rivera Garretas, con la postfazione di MariaMilagros Rivera Garretas, Madrid, Sabina editorial, 2015, 640 pagine + CD formato mp3.

[2] María-Milagros Rivera Garretas, Né inglese né spagnolo: tradurre la poesia di Emily Dickinson. 1 Farsi mediazione vivente tra due lingue, Per amore del mondo 15 (2017) ISSN 2384-8944 http://www.diotimafilosofe.it/

[3] Vedi Candela Valle Blanco, Dire l’indicibile. Ascoltare il vero, relazione presentata al XXX Seminario internacional de Duoda. El cuerpo se confiesa: el incesto, Universitat de Barcelona, 11 maggio 2019.  Il video dell’incontro si trova in https://www.youtube.com/watch?v=_Gm_7Mk3LdM

 

Il testo in spagnolo è pubblicato in Duoda. Estudis de la Difèrencia Sexual-Estudios de la Diferencia Sexual, Universitat de Barcelona, N.57/2019, pp. 64-81, la traduzione italiana è pubblicata in Per amore del mondo, n. 17 del 2020.

 

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