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Introduzione ai testi del seminario attorno a “Il Dialogo” di Caterina da Siena

Questi testi che presentiamo sono il frutto di un esperimento e di un azzardo. Ne racconto la storia. Antonietta Potente, in un seminario per il dottorato di filosofia all’università di Verona qualche anno fa, aveva accennato allo studio, allo studiare, come azione profondamente politica. Poi lo aveva ripetuto in diversi incontri, in forma allusiva. Volevo capire che significato avesse per lei questa affermazione. Dato che non dava tante spiegazioni quando glielo si chiedeva, le proposi di studiare e di farlo assieme ad altre. Nella pratica se ne sarebbe capito, pensavo, il senso politico, che era ciò che mi attraeva.

 

Le compagne di avventura si trovarono, il libro da studiare anche, e così ci siamo incontrate per due anni, fino al 2015, a leggere assieme Il Dialogo di Caterina da Siena, per lo più a casa di Giannina Longobardi in un numero mutevole ma abbastanza ristretto. Quale la pratica? Una leggeva ad alta voce, in genere Mercedes Spada che ha una voce profonda e appassionata. Una pagina o due. Poi ci si fermava per capire quei passaggi, quelle parole non chiari. Dopo ognuna delle presenti commentava, qualcuna accennava ad analogie con altri testi di mistica, a parole pensanti legate all’esperienza, alla politica esistenziale, alla teologia. Ci si fermava con stupore su alcune espressioni particolarmente belle e forti adoperate da Caterina. Il filo tornava sulle domande profonde che ci inquietavano. Ci si ascoltava e rispondeva. Per lo più Antonietta alla fine aggiungeva qualcosa, sottolineava alcuni aspetti. Accennava ad un cammino.

 

Per qualcuna, come Giannina, è stata soprattutto la voce di Caterina a risuonare in questa pratica e ad agire silenziosamente nella nostra presenza. E per altre, come Lisa Jankowski, leggere ad alta voce, assieme, ha fatto in modo che la voce di chi legge e di chi silenziosamente segue la lettura abbiano portato in presenza dell’autrice che parla. E questo ne ha fatto un’esperienza molto diversa da quella di un discutere assieme di qualcosa che si è semplicemente letto.

 

Antonietta Potente ci ha proposto di presentare quel che avevamo capito e volevamo dire di Caterina a partire da Il Dialogo in un seminario da tenere al monastero delle domenicane di Prato il 28 marzo di quest’anno. Antonietta Potente è domenicana e anche Caterina da Siena. È stato dunque un luogo propizio e molto bello sia per l’accoglienza delle monache e di chi è venuto a sentirci sia per i chiostri, i cortili, gli affreschi, la biblioteca del monastero. Qui pubblichiamo quei testi.

 

E dello studio come pratica politica? Posso dire che studiare è molto più che semplicemente leggere. Non si tratta di condividere un piacere per certe idee come nella lettura. Perché nel momento che ci disponiamo allo studio, ci disponiamo all’ascolto della verità che avviene di incontrare studiando, e dunque alla trasformazione che tale verità provoca in noi, se – dato che è solo accennata e non dispiegata – la riprendiamo, commentiamo, la dibattiamo, ne vediamo i risvolti esistenziali, la gustiamo per la sua bellezza che vivifica il linguaggio adoperato. La qualità di questo ascolto porta ad aggiungere, commentare, riprendere. E questo in modo radicalmente diverso da uno scambio di opinioni, perché la posizione simbolica è differente. L’impegno a studiare un testo da cui ci attendiamo un orientamento e lo scambio trasformativo, che provoca nei rapporti, mostra noi a noi stesse e alle altre in un orientamento che va oltre noi stesse. Si crea quel genere di politicità che Hannah Arendt aveva descritto come relazioni libere in presenza, dove la qualità sta nel mostrarsi e dire allo stesso tempo, dando vita così ad uno spazio storico condiviso. Di diverso e in più – rispetto al pensiero politico di Arendt-, la presenza di un terzo, il testo. Nella nostra esperienza la lettura ad alta voce di una voce femminile che abbiamo sentito totalmente presente e totalmente medievale.

 

Questo è un primo abbozzo ancora rudimentale per capire il senso politico dello studiare insieme. Ne abbiamo bisogno. Siamo in un tempo in cui sono soprattutto le pratiche di pensiero, che si creano nello scambio effettivo e trasformativo con altre e altri, ad essere particolarmente vive, vitali, politiche nel senso ampio del termine. Richiedono tempi lunghi, senza fretta, che vanno formando pian piano il tessuto a partire dal quale fare e dire parole dette bene e al momento giusto. Senza perdere tempo.

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