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Madre misericordiosa, aiuto.

 

Dettaglio da “Design for an Antepedium: The Madonna della misericordia”, attributed to Lorenzo Veneziano, ca. 1370, pen and brown ink, yellow watercolor in backgrounds of the niches, 14.6X26.3 cm, Metropolintan Museum of Art.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il mio ampio mantello è la mia misericordia”

Le Rivelazioni Celesti di S. Brigida di Svezia

 

“Può essere che all’incertezza di una sorte umana e all’idea di trovarsi al mondo per caso, si sia contrapposta la decisione di quadri astrologici provenienti da quegli astri che non smarriscono mai l’antico sentiero e che sono dalla Notte abbracciati come da una potenza che li avvolge. Il fato era perciò ad un tempo la temibile condanna, ma anche ciò che permetteva di sapersi ‘essere’ prima di nascere, di sapersi determinati da un ordine ampio che comprendeva il Tutto. L’esitazione all’essere si mitigò nell’idea di Fato e questo, per compensare tale mancanza, finì per divenire il luogo sicuro di tutto quanto preesiste al vivere, luogo messo al sicuro, nella fortuna o nella sfortuna, da tutte le eventualità, riparato dai tranquilli ed eternamente uniformi moti siderei.

Tuttavia, questa non è che una via che prende il fato, quando colui o colei che esistono, non sono confortati dal sapersi nella nascita assistiti da un ‘sì’. La nascita stessa racchiude questo ‘assentire’ che è il ‘sì’ della madre alla sua creatura. Legge eterna e immutabile, tranquilla come il moto degli astri, che indica un evento profondamente radicato nell’accadere, anche quando questo lo tradisce. Certo solo un cielo della Madre consente di vedere la nascita come essere e la vita come essere. Venire all’essere… qui il cielo e la terra si incontrano in maniera nuova e la creatura rivuole quel ‘sì’ materno, lo riafferma per risentirlo, e lo carica quindi di tutta quella necessaria temporalità, che è il volersi nel presente dato. Non per quietismo consenziente alla sorte, ma perché ridice ‘sì’ a quel ‘sì’, rivuole con tanta passione l’estrema singolarità del suo presente.”

Angela Putino, “La signora della Notte stellata” in Diotima, Il cielo stellato dentro di noi.

 

 

È diffusa e popolare la raffigurazione della Madonna come madre misericordiosa che tiene sotto la protezione del suo manto stellato le figure di una piccola umanità minacciata. Un’immagine cui tante volte storicamente ci si è rivolti durante le epidemie a difesa dai colpi degli eventi, quale estrema istanza. Anche oggi in chi ha fede, certamente, e forse per certi versi pure in chi la fede non la ha qualcosa di quell’appello all’aiuto di un principio materno è risuonato.

Soprattutto nella prima fase della pandemia quando il “Tutto andrà bene” virava ideologicamente il “Tutto sarà bene” di Giuliana di Norwich.

Qualcuno se ne è ricordato, parlando di “Madonna antivirus”, Mauro Zanchi in un bello scritto su Doppiozero[1], ricordando come quella raffigurazione della Mater misericordiae si fosse trasformata nell’iconografia mariana in tempi di peste in quella della Madonna delle frecce[2].

Quel che colpisce, e che non è sempre presente nell’idea della Madre di misericordia, è che in queste raffigurazioni le frecce dalle quali lei difende col suo manto sono dardi che vengono scagliate da angeli, dall’ira di Dio stesso e anche dal Cristo. Frecce giuste, insomma, dal giudizio di Dio padre e anche dal Figlio. Eppure, lei si mette in mezzo, e protegge facendo infrangere le frecce sul mantello. Persino dall’ordine del Padre e del Figlio. Persino dall’ordine del bene e del Giusto. Oltre, nonostante, tutto.

 

 

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[1]Mauro Zanchi, Madonna antivirus, in Doppiozero, https://www.doppiozero.com/materiali/madonna-antivirus.

[2]Il riferimento principale su questo è però il lavoro di Tommaso Castaldi, L’iconografia della Madonna della Misericordia e della Madonna delle frecce nell’arte bolognese e della Romagna nel Tre e Quattrocento, La mandragora editrice 2011, ma reperibile on line.

 

 

 

 

 

 

 

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