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Liberazione dall’orrore e necessità di “bene sufficiente”

 

Teresa Giulia Canone, I girasoli di Liliam. La storia vera di Liliam Altuntas da bambina schiava sessuale in Brasile al grande sogno realizzato in Italia, Fefè editore, Roma 2019.

 

Saper cogliere l’occasione, il Kairos, che si presenta e rivela un tuo desiderio insieme alla possibilità e necessità di realizzarlo, lasciando che l’inconscio attraverso un sogno mostri come fare, è quello che è accaduto dopo un incontro casuale tra Teresa Canone e Liliam Altuntas. Per mesi si sono incontrate, ritagliandosi tempi, costruendo un rapporto empatico dove i racconti dolorosi della vita di Liliam potessero esprimersi in modalità proprie, non pretendendo che un progetto dettasse i tempi della relazione e della scrittura, ma aspettando che affiorasse l’energia necessaria in entrambe. La loro è stata una relazione di reciproco affidamento dove ciascuna ha riconosciuto il di più dell’altra e il valore che ha per lei: il coraggio, la determinazione, la grande capacità di resilienza di Liliam; la sensibilità e la modalità di far sentire l’altra accolta e la capacità di scrivere di Teresa.

Il libro comincia con il racconto in prima persona della protagonista, accompagnata dalla figlia adolescente, dall’Italia dove ora vive al Brasile delle sue origini, a seguito dell’invito di una TV per presentare parte della sua storia e incontrare sua madre dopo trent’anni. Una scelta che permette a chi legge di poter fare a sua volta il viaggio nelle atroci realtà vissute e testimoniate da Liliam, sapendo cogliere che cosa ha sostenuto la sua resistenza e quali strade ha percorso per la sua liberazione.

Con semplicità e in modo sincero ci viene raccontato l’abbandono da parte di madre e padre alla famiglia paterna che la considera un peso, una bocca in più. La famiglia paterna non sa vigilare sull’incesto che uno zio le fa subire, anzi la fa sentire colpevole; non si cura delle sue lontananze da casa a partire dai 6-7 anni, che la trasformano in una menina de rua, una delle tante bambine e bambini di strada di molte città brasiliane, preda di pedofili locali e stranieri, con il rischio di essere uccisa dalla polizia nella cosiddetta “Operazione città pulita”, fino al rapimento per essere inserita nella “casa degli orrori”, gestita da una donna protetta dalle autorità, per uso sessuale e violento che porta alcune alla morte. Scopriamo come può essere organizzata in modo apparentemente legale la tratta per pedofili europei; come anche sistemi di assistenza sociale siano carenti in questi ambiti; come spesso, raggiunta la maggiore età, passando attraverso dipendenze e dissociazione, la prostituzione possa apparire una scelta vantaggiosa, mentre in diversi momenti porta ad azioni di autoannientamento.

In questo percorso, qui appena delineato, veniamo accompagnate dai sentimenti e dalle sensazioni, a volte contraddittorie, di Liliam, ma capiamo come, oltre alla sua grande intelligenza, ciò che l’ha aiutata a salvarsi sia stato l’incontro con persone che praticavano quella che si potrebbe chiamare la “bontà sufficiente”: sufficiente a farle percepire la parte viva di sé e che, per quanto aberranti siano le azioni che altri compiono su di noi, queste non possono ridurci a cosa; che c’è un nucleo intangibile su cui possiamo contare per rinascere. Si tratta di quelle azioni buone che soprattutto le donne sanno fare, ma che ciascuna e ciascuno può fare verso un’altra persona, quando non si rinuncia a compierle perché sembrano piccole e si preferisce che il poco diventi la scusa per non far niente. Azioni semplici come quelle di Isabela che offre ciò che le è possibile dare: di nascosto dai suoi figli regala a Liliam qualche dolce della sua pasticceria, la possibilità di lavarsi e di dormire nel magazzino, ma lo fa parlando con lei, dimostrando interesse, lasciandole un ricordo salvifico. “Il ricordo della pasticceria e della signora Isabela mi ha salvato tante volte. Nei momenti più brutti, quando stavo per cedere alla lusinga della morte, quel pensiero mi ha aiutato a resistere.” (p. 65)

È proprio l’incontro con persone che praticano queste forme apparentemente insignificanti, gratuite e invisibili di “bene sufficiente” e che costruiscono una rete di salvezza che può dare la forza per uscire dall’umiliazione e dal dolore che esperienze come quelle vissute, e qui testimoniate, fanno provare. Una forza, quella di Liliam, che l’ha portata, grazie alla relazione con Teresa, ed ora con tante altre donne, a far parte della rete abolizionista contro la prostituzione e a portare pubblicamente la sua testimonianza di sopravvissuta.

 

Parole chiave:

Sopravvissuta- testimone di un viaggio di liberazione, ora attivista

Fare il bene sufficiente

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