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L’azione nell’invisibile

 

Introduzione

 

Non ricordo esattamente come sono arrivata a questa espressione, dopo la riunione digitale di Diotima del 20 giugno 2020. Il 21 giugno solstizio d’estate coincideva con la luna nuova e un’eclissi di sole, un momento di buio, di ombra sul pianeta.

È collegata al nostro tempo e al tema del contagio dove i movimenti del virus e tutte le particelle a sua scala agiscono nell’invisibile, ha a che fare con movimenti interiori, i sentimenti, le relazioni e le geometrie invisibili che l’evento epidemico in atto ha contribuito a mutare.

Relazioni che si sono sciolte, nodi comunitari indeboliti e altri rafforzati, durante l’isolamento e durante queste ipotesi di ripresa di qualcosa, di attività, di vita.

Questo durante pratiche di solitudine felice (di cui dicevano in molte durante l’incontro con Cristina Faccincani del 2 ottobre scorso), ma anche di vicinanze forzate in molti casi irrisolvibili.

Mutazioni invisibili si sono prodotte e si stanno producendo, anche se è presto per dire cosa /dove porteranno e che nascondono un potenziale di cambiamento (dal) profondo.

L’azione nell’invisibile è in quel momento quando cambia qualcosa di cruciale dentro di noi e da fuori rimane ancora invisibile, tutto è come prima, è quel tempo di sospensione in cui si prende sentore da sole, ma anche assieme, prima che coscienza, che nulla sarà mai più come prima.

Si prende un respiro prima che a questo seguano conseguenze: gli istanti prima di tuffarsi da una roccia, prima di alzare la mano e prendere parola (così sembrerebbe la vincita di un attrito).

Faccio affidamento per il lavoro che sto facendo su un saldo radicamento alla terra, e uno al respiro, al dialogo aperto e possibile che sento con altre e altri.

 

Mi collego alla citazione di Alda Merini, nella relazione di Lucia Vantini che apriva questo Seminario: Voglio tornare sui monti d’Abruzzo, dove non sono mai stata, in relazione al progetto di cui voglio parlare (si svolge letteralmente sui monti dell’Abruzzo, sopra e sotto) e poi al passaggio che aggiungeva Vittoria Sofia, cioè lo spazio di un possibile significato relativo oltre all’assoluto del paradosso, e lo spazio di “lasciare che sia il cammino a scegliere me come camminante”; anche questo già forse presente nel verso della Merini.

 

Visibilità/Luce naturale

 

L’azione nell’invisibile ha a che fare con l’ovvio, con l’evidenza (anche la Gestalt viene definita scienza dell’ovvio a volte) ed è in relazione all’evidenza (che riguarda la luce tanto quanto l’oscurità), che le questioni diventano rilevanti nel simbolico.

Quindi l’azione nell’invisibile è anche l’azione evidente, che a volte non porta linguaggio con sé, e ha a che fare con le regole della visibilità.

Ho studiato la luce naturale in maniera scientifica all’inizio, nella mia tesi di laurea, dal titolo: Metodi di previsione della disponibilità di luce naturale in ambiente esterno.

 

E quella ricerca trova oggi una sua continuità in vari modi, lavorando sul concetto di traduzione di sensibilità alla radiazione solare di diversi organismi, questo disegno/diagramma (risultato di uno studio complesso di confronto tra modelli di predizione e dati rilevati) mi ha orientata a ragionare sulle questioni della media, sulla prevedibilità dei fenomeni e la probabilità degli accadimenti, in relazione alla realtà di un singolo fenomeno che accade nella sua diversità e unicità dentro a un sistema più grande. Ad ogni puntino corrisponde un dato reale, misurato, alla curva gaussiana la predizione del suo comportamento. In questo caso si trattava dell’illuminazione alle ore 12.00 delle giornate, nell’arco di un anno (giorni dell’anno sull’asse x; illuminazione alle ore 12.00, sull’asse y), ma la stessa forma simbolica si può applicare a molto altri fenomeni studiati in questo modo.

 

Questo vale anche per i trattamenti statistici dei numeri dell’epidemia in corso.

Ad esempio la cosiddetta tracciabilità dei contagi è persa e più del 30% risultano, secondo questo sistema, da causa o contatto sconosciuto. In relazione ai dati statistici, il coefficiente R0 detto numero di riproduzione di base e il suo corrispettivo Rt coefficiente di trasmissibilità lineare, esprime la quantità di individui che in media vengono contagiati da una persona con una malattia infettiva. Quindi con R0  l’epidemia diminuisce, con R = 2 duplica. In realtà la trasmissione lineare rimane un dato semplicistico nell’imprevedibile gestione dei nostri contatti interpersonali e del comportamento delle particelle dell’aria, e non è efficace, mentre la caotica teoria del ‘cluster’ sembra un modello un po’ più realistico.

Di questa riflessione o domanda sull’applicazione della statistica alla vita avevo accennato superficialmente nella precedente relazione, parlando della teoria di Giorgio Agamben contenuta nel libro Che cos’è reale? Sulla scomparsa di Majorana, il fisico italiano che avrebbe fatto perdere le sue tracce per affermare il reale tramite sparizione, cioè la non tracciabilità da parte di modelli predittivi/statistici ai quali la fisica quantistica stava in qualche modo cedendo/consegnando la realtà, al prezzo di un’approssimazione infinita (un errore infinito dice Simone Weil in La scienza e noi ed è al suo pensiero che Agamben si ispira) a favore di un aumento del controllo e del potere sulle cose. Uno dei pochi scritti ritrovati di Majorana parla infatti dell’applicazione delle leggi statistiche alle scienze sociali. E si legge tra l’altro: “È importante quindi che i recenti principii della meccanica quantistica abbiano portato a riconoscere (oltre ad una certa assenza di oggettività nella descrizione dei fenomeni) il carattere statistico anche delle leggi ultime dei processi elementari. Questa conclusione ha reso sostanziale l’analogia tra fisica e scienze sociali, tra le quali è risultata un’identità di valore e di metodo”.

Simon Weil ci ricorda che il probabile è solo un grado del possibile. E così l’evidenza di questo distacco tra la realtà di ciò che accade e il suo sistema di osservazione basato su evenienze probabili si amplia, a vantaggio della probabilità che si sostituisce alla realtà nel pensiero scientifico lasciando gli accadimenti ad un’evidenza muta, alla luce del sole.

Ed è qui che inizia il buio.

 

Oscurità

 

Continuo con un’immagine che non ho visto; mentre passava la cometa C/2020 F3 (Neowise) una notte, con Italo, abbiamo girato fino all’alba in macchina attorno a una città cercando il punto migliore per osservarla e in ogni punto un lampione o una luce di sicurezza entrava ad accecare lo sguardo sul cielo, l’inquinamento luminoso è una cosa nota, ma la dimensione dell’accecamento e l’intensità di quel desiderio di oscurità naturale mi hanno guidata fino all’alba. La cometa alla fine non l’abbiamo vista, ma Venere e Marte e l’aurora. Così ho iniziato a cercare il buio naturale.

 

Il nostro occhio non è particolarmente predisposto alla visione notturna, anche se esistono delle cellule apposite per correggere la visione nel buio, e la curva di sensibilità si sposta in avanti di poco verso l’infrarosso, utilizzando cioè lunghezze d’onda leggermente più lunghe. Ci sono creature in grado di leggere il buio molto meglio, tra questi tutti i rapaci e gli uccelli notturni e i pipistrelli. Simbolicamente creature di mediazione con l’oscurità, con la morte e con il pensiero. La civetta di Minerva è un animale guida.

Questo disegno è un ritratto fatto in Giappone l’anno scorso, in un Owl-bar di Tokyo, dove le civette, un po’ addormentate di giorno, sono animali da compagnia.

 

 

L’idea del buio naturale si collega in me al buio dell’universo e quindi alla materia oscura che studia la fisica nucleare e l’energia oscura. Mi è sempre piaciuto studiare la fisica, fino al limite dell’immaginazione e dello sguardo. La fisica astroparticellare studia fenomeni impossibili da osservare, ma che lasciano tracce energetiche di sé nei raggi cosmici.

Insegno all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila e data la mia curiosità per la fisica e la ricerca scientifica, da cinque anni percepisco la presenza dei Laboratori di Fisica Nucleare che stanno sotto al Gran Sasso, isolati dalla radiazione atmosferica. Sono i più grandi laboratori di fisica Nucleare del mondo, scavati nella montagna e avvolti in un alone mitico e scientifico, e diventati difficili da visitare (prima per una questione legata all’inquinamento della falda, ora per l’emergenza sanitaria). Sento il desiderio di affacciarmi su quella finestra aperta sulla profondità della materia e sulla materia oscura. Cosa stanno cercando/vedendo lì sotto? A che distanza sono da noi? E quel sapere, in che modo mi riguarda?

 

Antonietta Potente ha guardato molto a questi temi ed è un per me un riferimento e una guida nel procedere in questa ricerca. Cito lei da Non calpestare l’ombra, pensieri sul dualismo: “La luce interagisce con la materia che aiuta a diffonderla quando, per assorbimento, non impedisce la sua trasmissione. È qui che nasce l’ombra: tra assorbimento, diffusione, riflessione, rifrazione. Qualcosa o qualcuno blocca la luce che gli cade addosso”.

Cito lei da Il nocciolo e scorza:

“Mi riferisco alla fisica quantistica che in qualche modo tenta di ricucire il secolare strappo creatosi tra il trascendente e l’empirico, l’evidente e il nascosto, perché la realtà riacquisti il suo spessore, la sua ampiezza, la sua profondità, le sue molteplici dimensioni ma anche la sua indeterminazione.”

Anche nel caso della fisica nucleare e sub-nucleare l’azione è sempre nell’invisibile.

 

Così ho iniziato un progetto (con cui abbiamo vinto un bando pubblico del MiBACT[1]) che mi permettesse di andare in quella direzione e col desiderio di entrare nei Laboratori sotterranei (LNFN). Il progetto si intitola: VIP = Violation of the Pauli exclusion principle, SOTTO LA MONTAGNA, SOPRA LA MONTAGNA, prendendo il titolo ad uno degli esperimenti che si svolgono sotto al Gran Sasso; è un percorso di ricerca interdisciplinare che si esercita nell’osservazione di alcune immagini della materia oscura che provengono dalla fisica subnucleare e astroparticellare in relazione all’immaginazione artistica, alla sensibilità personale come forma di dato scientifico e al confronto con alcune immagini delle tradizioni mistiche. Cerchiamo di accostare una visione sotto e sopra la montagna.

Sotto alla montagna ci sono i Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare (LNFN) scavati in profondità nella roccia, in assenza di radiazione.

La montagna è l’altipiano del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in Abruzzo. Sopra la montagna si è svolto il primo campo di ricerca del progetto, il CAMPO 1.

La materia oscura studiata dalla fisica contemporanea è l’ipotetica materia che costituirebbe quasi il 90% della massa dell’Universo, non emetterebbe radiazione elettromagnetica e si pensa che sia rilevabile solo grazie ai suoi effetti gravitazionali.

Come confrontarne la forma con quella che si intuisce sopra la montagna? Abbiamo i nostri corpi come antenne nello spazio e nell’inconscio, una stazione metereologica che lavora in maniera performativa/narrativa. Il pensiero di Simone Weil sulla scienza ci permette di vedere un rapporto complesso tra fisica e matematica, geometria e anima.

Per i Pitagorici, scrive in un frammento (più volte riscritto, in una lettera al fratello A.W.):

“Penso dunque che il concetto di proporzione sia stato, fin da un’antichità abbastanza lontana, l’oggetto di una meditazione che costituiva uno dei procedimenti di purificazione dell’anima, forse il procedimento principale.”

 

Sotto la montagna l’esperimento VIP, che dà il titolo al progetto, è diretto dalla Ricercatrice Catalina Oana Curceanu, che mi ha guidata nei laboratori sotterranei in connessione digitale. Questi saranno il luogo del secondo campo di ricerca: CAMPO 2.

L’esperimento VIP si svolge in una baracca, come viene chiamata, in effetti è un piccolo ambiente sufficiente a contenere l’apparecchiatura informatica, il corpo della ricercatrice, il corpo dell’esperimento: un cubo di metallo che contiene diversi strati di piombo che isolano ulteriormente un’anima di rame ipersensibile sulla quale vengono osservati o meno comportamenti di microparticelle: rilevazione di fenomeni rari ed eventi fisici che non dovrebbero avere luogo, possibile grazie al ‘silenzio cosmico’ garantito dal massiccio strato di rocce che separa questi laboratori dall’atmosfera e quindi in assenza di radiazione.

Si cercano qui delle violazioni al principio di Pauli, il quale, per quanto mi è stato possibile studiarlo/capirlo è quello che definisce/garantisce una stabilità all’universo attraverso legami a scala atomica. La filosofa della scienza Michela Massimi lo descrive così:

 

Dalla spettroscopia alla fisica nucleare, dalla teoria quantistica dei campi alla fisica delle alte energie, non c’è quasi nessun altro principio scientifico che abbia implicazioni di più ampia portata del principio di esclusione di Pauli. È grazie al principio di Pauli che si ottiene la configurazione elettronica alla base della classificazione degli elementi chimici nella tavola periodica di Mendeleev così come negli spettri atomici. Allo stesso principio accreditiamo il comportamento statistico di qualsiasi particella di spin semi-integrale (protoni, neutroni, tra molti altri) e la stabilità della materia. Passando alla fisica delle alte energie, è il principio di esclusione che fissa il vincolo cruciale per legare i quark negli adroni, che insieme ai leptoni compongono il nostro mondo fisico[2].

 

Pauli (Wolfgang Pauli, Vienna 1900 – Zurigo 1958) è tra i fondatori della Fisica quantistica, nel 1945 riceve il premio Nobel per l’elaborazione del Principio di Esclusione; si interessò anche agli studi di Jung sulla psicologia del profondo e l’inconscio collettivo. Del suo Principio di Esclusione disse che era “an ‘extremely natural’ prescriptive rule”, e poi nel 1946: “The History of the exclusion principle is already an old-one, but his conclusion has not yet been written”.

Esso definisce una regola sulla distribuzione degli elettroni attorno ai nuclei degli atomi che non possono essere più di due per livello o stato quantico e con spin inversi (diversa forma). Questa sarebbe la regola che permette alla materia a scala atomica di rimanere unita, all’universo di non disintegrarsi, alle stelle di neutrini di non dissolversi nel vuoto. Se si trovassero questi fenomeni di violazione del principio di Pauli, il cosiddetto modello standard della fisica quantistica sarebbe messo fortemente in crisi. La scala di piccolezza della materia alla quale vengono cercate queste eccezioni del comportamento delle particelle viene chiamata dai fisici deserto, “ordini di grandezza ai quali non abbiamo accesso”, mi dice Catalina (al di sotto delle potenze negative di 10-13– 10-27 TEV elettronvolt (1.602176634×10−19 J). È così che VIP si definisce anche un esperimento beyond the desert, oltre il deserto dimensionale, cercando, con una specie di gioco di specchi, di guardare il deserto saltando 10 ordini di grandezza. I micro-fenomeni che smentiscono il principio di Pauli rappresentano quindi una minuscola, ma non trascurabile, forza disgregatrice, distruttrice: l’emissione di una sferetta di probabilità che emetterebbe un quanto, un minuscolo di energia “sbagliata”. È restare in ascolto di una probabilità bassissima. Dal dialogo con Catalina prendo anche l’immagine di esperimenti balistici di esplorazione dell’ignoto, l’infinito, dice, “è un teorema della fisica”. Per me l’infinito è più nel rapporto tra le nostre parole[3] e dopo un po’ che il confronto impari si protrae, il problema fondamentale della fisica sembra riguardare ancora la massa, la misura delle masse, senza le quali le teorie perdono rapporto con l’universo.

E sicuramente questo ci riporta ai corpi. E ancora a Simone Weil:

 

Un corpo umano è materia pesante, unita ad un pensiero per mezzo di un legame misterioso ed in tal modo materia che partecipa a differenti equilibri. Ogni ricerca di equilibrio implica un campo in rapporto al quale questo equilibrio ha un senso; reciprocamente un campo è definito solo da una struttura; c’è in questo una specie di circolo vizioso che fa dell’investigazione scientifica qualcosa di analogo alla creazione artistica (Sul fondamento di una scienza nuova).

Così sotto alla montagna.

Il CAMPO 1, base di ricerca sopra la montagna, è invece posto all’aperto ed esposto agli eventi climatici, in un’area ambientale importante per la sua biodiversità d’alta quota, sull’altipiano di Campo Imperatore nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, chiamato anche piccolo Tibet[4] perché è alto, simile e totalmente brullo. Vorrei tornare in Tibet dove non sono mai stata.

È senza alberi, misurato dalle traiettorie di bovini bianchi e greggi di pecore. Apparentemente la prateria brulla è fatta di erba gialla già esaurita e stanca alla fine di agosto, poi nei giorni, guardando meglio ed abituandosi alla scala del quasi deserto, emergono tantissime tipologie di fiori e piante piccole, muschi, foglie pelose e colori come indaco fluorescente.

Il campo di ricerca si è svolto presso il Rifugio Racollo, vicino al lago e ai resti di un antico monastero cistercense. Gli ospiti che hanno partecipato a CAMPO 1 sono stati in tutto 35 tra studenti dell’Accademia di Belle arti di L’Aquila, artisti, performer, ricercatori.

Abbiamo installato una stazione meteorologica, studiato pratiche di ascolto, registrazione di suoni, disegno, meditazione, Hata yoga, cammino e tutto il resto. Il corpo e l’esperienza dell’artista è considerato parte degli strumenti scientifici utilizzati per la ricerca sul campo, come a volersi confrontare con la precisione degli strumenti metereologici, e accogliendoli come ospiti di questo esercizio di sintonizzazione, come a voler sviluppare dei sensi speciali della visione. Un processo di connessione e ascolto sensoriale in presenza e meditazione. Ho trovato una frase che cita Giannina Longobardi in un suo testo:

 

Come si formano dei sensi sovrannaturali? si chiedeva Cristina Campo, grande ammiratrice, oltre che traduttrice, di Simone Weil. Il misticismo islamico, attraverso il sufismo, ha realizzato delle vere e proprie scuole in cui si trasmettono pratiche di trasformazione di sé. Pratiche che sono innanzitutto pratiche corporee, perché i sensi spirituali sono un’energia particolare che si sviluppa a partire dal corpo [5].

 

La visione nell’oscurità della materia è l’intuizione, la visione delle essenze.

Studiamo pratiche di ascolto registrazione di suoni, disegno, di meditazione di Yoga di cammino.

 

La stazione meteorologica con la quale abbiamo raccolto i dati atmosferici, è stata installata con l’aiuto del Prof. Andrea Pitacco, agronomo e docente dell’Università di Padova, con sede a Legnaro, e comprende: un anemometro a ultrasuoni, che rileva, per differenza, la velocità del vento sulle tre componenti ortogonali x,y,z  (metri al secondo); un rilevatore di CO2 anidride carbonica a infrarosso, rileva la concentrazione di CO2 in micromoli/cmq; un radiometro netto, che rileva la componente della radiazione collimata e diffusa dal cielo, e quella riflessa dal suolo, nella banda dello spettro visibile e dell’infrarosso (w/mq); un igrometro (percentuale di H20 contenuta nell’atmosfera); un termometro (temperatura dell’aria in gradi centigradi).

Il modo in cui osserveremo questi numeri (una grande quantità di dati) è parte delle domande in campo. Il loro utilizzo scientifico prevedrebbe, ad esempio, il calcolo delle covarianti per stabilire una sorta di equilibrio energetico in quel preciso luogo e nella sua durata.

Il diario del campo è accompagnato con precisione da questi numeri, che possono essere osservati anche in maniera puramente narrativa e poetica.

 

 

Antonietta Potente ci ha introdotte ad una strada alternativa di pensare all’infinito, all’ombra e alla materia oscura nelle parole della mistica, in particolare immagini legate alla pietra nera nella mistica Sufi e all’oscurità come velatura per un altro grado dell’essere. Fino alla visione di un’oscurità protettiva che richiama circolarmente quel primo luogo dell’ombra nel ventre in cui nasciamo e passa dal numero due della Quabbala (bêt)[6]: la creazione. Abbiamo camminato verso le rovine del monastero (luogo dell’unità) ognuna col proprio passo e la propria traiettoria. Ci ha insegnato a chiamare gli astri principali in lingua Quechua.

 

 

Cito da: Il nocciolo e la scorza. La realtà e il suo senso:

 

‘Quindi fece scendere su ognuno di loro un velo protettore

Per custodire l’esistenza dal deterioramento

Che potrebbe derivare dalla visione diretta

Dello splendore della faccia di Dio’.

(Ibn’Arabi, I nomi più belli di Dio, Lo svelamento del segreto sul loro significato, 2011).

 

Al Ghaffar, cioè: il velatore, il Protettore, il Dispensatore, nella tradizione mussulmana è uno dei nomi più belli di Dio. Da Dio infatti, dice Ibn’Arabi, potresti essere coperto con un velo protettore, che preserva l’umanità dallo splendore del Suo volto. Se non fosse così Dio provocherebbe un’adesione non sincera da parte dell’essere umano, che lo seguirebbe solo per essere stato in qualche modo incantato, abbagliato.

 

Da questa visione dell’oscurità protettiva ho pensato che anche in matematica ci sono zone buie, numeri impossibili da calcolare, numeri inesprimibili che sono segmenti e sono in qualche modo rappresentabili e che traduciamo in immagine e con la sensazione, prodotta dal corpo, che l’informazione che deve arrivare dalla materia, arriva anche così.

Portiamo l’attenzione alle ossa e agli scheletri degli animali morti sulla montagna, gli stessi elementi chimici compongono le ossa e le stelle.

Il lavoro dopo il CAMPO 1 prosegue nel confronto con il linguaggio usato dagli esperimenti di fisica nucleare, continuando ad abitarne la parte di senso accessibile insieme all’eco semantica, e trasformando in immagini e azioni le possibilità che suggerisce.

Sotto la montagna prendiamo il titolo dell’esperimento letteralmente e Violation significa eccezione a una regola, contraddizione di un principio, distorsione di un significato o dei fatti. Sopra la montagna l’eco semantica della parola violazione non è neutra, ed è paradossale pensare che sarebbe il comportamento della materia a violare il principio e non il principio ad essere smentito dalla materia. Sulla domanda (forse un pregiudizio) su una forma di violenza esercitata sulla materia da parte della scienza, si interrompe per ora questo ragionamento.

 

 

[1] Ottava edizione di Italian Council (2020) il programma a supporto dell’arte contemporanea italiana promosso dalla direzione generale creatività contemporanea del MiBACT Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.  Partner: Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo – Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC) nell’ambito del programma Italian Council 2020, Palazzo Lucarini Centro per l’Arte Contemporanea Trevi, MAXXI l’Aquila, Edizioni Nottetempo, Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Fondazione Musei Civici Venezia, Serralves Museu de Arte Contemporanea Porto, La Salle de Bains Lyon, ABAQ Accademia di Belle Arti L’Aquila, Gran Sasso Science Institute, Laboratori Nazionali del Gran Sasso INFN.

[2] “From spectroscopy to atomic physic, from quantum field theory to high-energy physics, there is hardly another scientific principle that has more far-reaching implications than Pauli’s exclusion principle. It is thanks to Puli’s principle that one obtains the electronic configuration underlying the classification of chemical elements in Mendeleev’s periodic table as well as atomic spectra. To the same principle we credit the statistical behavior of any half-integral spin particles (protons, neutrons, among many others) and the stability of matter. Shifting to high-energy physics, it is the exclusion principle that fixes the crucial constraint for binding quarks in hadrons, which together with leptons compose our physical world”. Michela Massimi, Pauli’s Exclusion Principle, The Origin and Validation of a Scientific Principle, Cambridge University Press 2005.

[3] Mi riferisco alla teoria possibile dell’infinito, combinazione tra reale, autorità, dicibilità, i loro contrari e tutte le possibili combinazioni tra loro. In Luisa Muraro L’ordine simbolico della madre, Editori Riuniti, 1992.

[4] Lo chiamò così Fosco Maraini che conosceva bene entrambi gli altipiani.

[5] Giannina Longobardi, lezione su Avicenna, nel corso di Chiara Zamboni.

[6] Antonietta Potente, Non calpestare l’ombra, Pensieri sul dualismo, Paoline Editoriale Libri.

 

Bibliografia:

 

Ibn’Arabi, I nomi più belli di Dio. Lo svelamento del segreto sul loro significato, Mimesis, 2011.

Giorgio Agamben, Che cos’è reale? La scomparsa di Majorana, Neri Pozza, 2016.

Giannina Longobardi, Intervento su Avicenna, all’interno del corso di Chiara Zamboni, 2019.

Ettore Majorana, Il valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali, 1942 (in G. Agamben, Che cos’è reale?).

Michela Massimi, Pauli’s Exclusion Principle, The Origin and Validation of a Scientific Principle, Cambridge University Press, 2005.

Edgar Morin, Conoscenza, ignoranza, mistero, Raffaello Cortina Editore, 2017.

Luisa Muraro, L’ordine simbolico della madre, Editori Riuniti, 1992.

Wolfgang Pauli, Fisica e conoscenza, Paolo Boringhieri, 1964.

Antonietta Potente, Non calpestare l’ombra, Pensieri sul dualismo, Paoline editoriale libri, 2017.

Antonietta Potente Il nocciolo e la scorza, La realtà e il suo senso, Paoline editoriale libri, 2020.

Angela Putino, Simone Weil e la passione di Dio, Il ritmo divino nell’uomo, EDB, 1997.

Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi, 2014.

TCI, Abruzzo, Molise, Guida D’Italia, Touring Club Italiano, 1979.

Akshar Yogi, Racconti di misticismo e scienza, Europa edizioni, 2020.

Marguerite Yourcenar, I 33 nomi di Dio, Nottetempo, 2006.

Simone Weil, Quaderni, volume quarto, Adelphi, 2005.

Simone Weil, Sulla scienza, Edizioni Borla, 1998.

Simone Weil, L’ombra e la grazia, Bompiani, 2017.

Chiara Zamboni, Favola e immagini nella matematica, Delle favole e della matematica, Il ruolo della rappresentazione iconica nella matematica informale, Adriatica Editrice, 1984.

 

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