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La piuma e il cuore

Per amore del mondo 16 (2019) ISSN 2384-8944 http://www.diotimafilosofe.it

 

 

*Il testo risponde a un invito di una installazione di Donatella Franchi e Adriana Sbrogiò dal titolo “Riparare le relazioni. Tessere relazioni è arte”.
L’installazione (dal 29 aprile al 16 maggio 2018) era fruibile tutti i giorni all’Oratorio Villa Simion di Spinea (VE). Ora le immagini e i testi sono permanentemente visibili al seguente sito internet: ripararelerelazioni.netson

 

 

Nella lettera di Donatella e Adriana le istruzioni erano molto chiare: inviare un pensiero, una breve riflessione, anche solo una parola, capace di rispondere ad una delle domande più difficili: come si ripara una relazione?

Il fine era quello di tessere, nel vero senso della parola, un’opera collettiva che sapesse fare luce, orientare e dare degli strumenti, nominare delle strategie da giocarsi, perché i conflitti non “vadano a male”.

Riattivare la potenza trasformativa della pratica politica delle relazioni, sperimentata nel femminismo, perché il tessuto del mondo non cada a pezzi, e il filo delle relazioni tenga, sapendo ricucire, adornando anche gli strappi; avvicinare le distanze perché non diventino abissi, ma mantengano la prossimità, forti del desiderio.

Unica regola nessuna idealizzazione, la suggestione doveva nascere dall’esperienza di ciascuna e ciascuno, seguendo la pratica del partire da sé.

Appena finita la lettera, i miei pensieri hanno iniziato a percorrere velocemente il tessuto grigio della memoria, per cadere, inciampare e sbucciarsi le ginocchia su tutte quelle relazioni che non ero riuscita, o non avevo voluto, aggiustare[1]. E così a terra, con le ginocchia sanguinanti mi sono chiesta, come anche Donatella ci chiede nella sua riflessione[2]:

Vale la pena cercare di riparare una relazione?

Tornare a tessere i fili strappati, cercare di sciogliere dei nodi che fanno male alle dita, per ritrovare il bandolo della matassa del “noi”? E soprattutto, che cosa significa riparare le relazioni?

Nei 151 contributi accorsi a rispondere a queste domande, si possono notare alcune parole precise che ritornano, che scivolano fuori dai tessuti, che si ripetono tra una cucitura e l’altra; parole che insistono e illuminano il cammino.

Ce ne sono due, in particolare, che mi hanno colpita, perché se tenute assieme, potrebbero creare una sorta di bussola, pronta a dirci se andare avanti o tornare indietro.

 

Desiderio e dolore

 

Così nel mezzo di una relazione lacerata, l’ago della bussola inizia ad oscillare tra due D, tra due porte[3], che si aprono e si chiudono a seconda dell’intensità del desiderio o dell’ampiezza del dolore.

Una misura paradossale, che non si può fare con gli occhi, né con le mani, che mi fa pensare alla Psicostasia[4] egiziana: su un piatto un cuore e sull’altro una piuma, nessuno può sapere a priori dove penderà la bilancia.

Pesa di più il cuore o la piuma?

Ogni pesata è unica e sconsiglio di barare.

La mia esperienza mi dice che a volte, quando si è troppo dentro una relazione, si rischia di fare volare via la piuma, di perdere la misura, o di non pesare secondo giustizia, sino al punto di essere incapaci di riconoscere se il dolore, come un veleno, abbia iniziato ad intaccare qualche organo vitale.

La piuma può pesare più del cuore.

Ci sono alcuni tipi di ferita che la spregiudicatezza relazionale può provocare, che possono dirottare per anni le relazioni successive, o distruggere quelle che già sono ordite sul telaio.

Quindi riparare le relazioni passa per forza attraverso la riparazione di una singola relazione?

Così mi chiedo, riparare la relazione o riparare le relazioni, considerando l’ampiezza della trama?

Nonostante, nella lettera, Donatella ed Adriana invitassero a pensare ad una relazione, successivamente l’intervento ha preso un titolo declinato al plurale: riparare le relazioni; credo  perché in gioco c’è una scommessa di mondo grande, che il due fa subito quattro, otto, sedici e trentadue.

E direi che al plurale sento la portata politica della scommessa artistica proposta.

La portata politica trasformativa della pratica delle relazioni.

Nella consapevolezza che tessere relazioni è arte.

E forse la prima domanda da porsi è: quale è la mia pratica, che cosa intendiamo quando parliamo di pratica delle relazioni?

Riparare una relazione che non è più orientata al bene, ha senso o può danneggiare seriamente tutti gli altri fili?

Riparare non implica forse la conoscenza e il coraggio dell’arte del taglio?

Il taglio che non uccide ma risana.

Qualunque sarta sa bene che il filo che ripara ad un certo punto va tagliato, altrimenti non potrà cucire, né aggiustare, qualcosa di nuovo e rimarrà ancorato al vecchio strappo.

In molti casi, tagliare il filo di una relazione malata, che avvelena me e l’altra, annodandoci senza respiro, è l’unico vero ed ultimo atto di amore possibile, verso l’altra, verso di me, verso il mondo-telaio.

Il vuoto dell’assenza rimasto, è lo spazio della guarigione, restituisce ad ognuna la propria pelle e i propri fili. Permette la rigenerazione, dando ad entrambe la possibilità di tessere nuove relazioni, che non riproducano le stesse dinamiche di sofferenza; riuscendo finalmente, come scrive Donatella, a intrecciare nuove trame, capaci di rispettare e accogliere la diversità e anche il mistero dell’altra, ed io aggiungo, senza dimenticare il mio.

Inoltre, l’avvento del nuovo, sottende la fiducia nella riparazione compiuta, accettando che la prova di realtà ci dimostri se possa tenere o meno. Dipende da che filo abbiamo usato, dalla nostra capacità con i nodi, dalla stoffa, dalla misura dello strappo.

E a volte dobbiamo arrenderci, perché accade di trovarsi di fronte a quegli strappi di cui parla nel suo contributo Luisa Muraro, gli strappi che non si riparano più.

Quando ero adolescente adoravo andare in un piccolo parco, su delle altalene rosse, con una delle mie migliori amiche; nonostante il seggiolino fosse sbeccato, mi piaceva spingermi sempre più in alto, per poi saltare al volo e cadere in piedi. Il prezzo di quel movimento sbagliato, di quella spregiudicatezza, lo pagava mia madre ogni fine settimana, nel ricucire, sempre nello stesso punto, i pantaloni strappati dal ferro del seggiolino.

Ricordo il peso di quella macchina da cucire grigia, ogni volta che dovevamo alzarla per metterla sul tavolo della cucina, e le parole di mia madre, che mi sgridava, dicendomi di smettere di saltare da quella altalena.

Mi ripeteva quanto difficile fosse ricucire in quel punto i pantaloni, che il tessuto era spesso e poteva rompere l’ago della macchina, inoltre se continuavo così non avrebbe più potuto fare niente; ma in realtà mia mamma era una maga del cucito e i pantaloni che non riuscì a riparare, li trasformò in altre cose: fasce per capelli, scaldamuscoli, borsette.

Ho ripensato a questa storia perché quando una relazione va male non è solo colpa dei miei salti, c’è un seggiolino di ferro rotto con cui fare i conti. Finché non si smette di saltare da quell’altalena rotta, bisognerà sempre alzare il peso della macchina grigia, ed alcuni jeans sopravviveranno, mentre altri dovranno diventare tutt’altro.

Da tanti anni ho rinunciato a quell’altalena rossa e anche a quell’amica, la prima rottura relazionale importante della mia vita, ma questo mi ha permesso di fare la prima pesata, comprendendo che nella mia bilancia il piatto del dolore non può superare quello del desiderio, orientamento che poi ho cercato sempre di seguire in quella che io intendo come pratica delle relazioni.

Da tempo nel mio armadio non ci sono più pantaloni strappati.

 

Riparare le relazioni, Donatella Franchi

 

The Singer of Amun Nany’s Funerary Papyrus, ca. 1050 B.C. Egyptian; Thebes, Deir el-Bahri, Third Intermediate Period Papyrus, paint; l. 521.5 cm (206 5/16 in); h. 35 cm (13 3/4 in) The Metropolitan Museum of Art, New York, Rogers Fund, 1930 (30.3.31) http://www.metmuseum.org/Collections/search-the-collections/548344

 

 

[1] Ho scritto parlando di quello che io potevo aggiustare, consapevole però che una relazione si ripara in due, e che non basta solamente il mio desiderio, né solamente il mio filo. Una relazione sono due persone.

[2] http://ripararelerelazioni.netsons.org/

[3] Il geroglifico della lettera D potrebbe essere una porta. https://it.wikipedia.org/wiki/Daleth

[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Psicostasia

 

 

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