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La Libreria delle donne di Milano nella pandemia del 2020. Un racconto a più voci

 

Clara

 

Libertà in tempo di pandemia è il titolo del penultimo incontro del 2020 proposto dalla Libreria delle donne di Milano. Un titolo che mi fa pensare a quella che è stata la pratica mia e di molte altre in questa contingenza così costringente: libertà relazionale e “generatrice”, è stato detto nell’incontro. Vedremo in questo racconto a più voci come è accaduto in concreto. Una delle cose che abbiamo fatto è stata di mantenere vivo lo scambio attraverso il sito e gli incontri online come quello citato. Tenere aperti spazi di discussione è importante, ha sottolineato Chiara Zamboni, anche per far emergere il movimento del desiderio che si è spento durante la pandemia. Di “mestizia” aveva parlato Ida Dominijanni nell’introduzione; “mestizia” come lutto da elaborare (Laura Colombo) e che può essere vista in positivo, come uno spazio di fertilità verso altro, inizio di una nuova misura del vivere (Loredana Aldegheri). Dove il nuovo è come un intensificarsi della realtà, che c’è già, e che passa da mediazioni che danno senso (Stefania Ferrando). Dunque non si è trattato e non si tratta di mettere da parte tutte le sofferenze, difficoltà, costrizioni che caratterizzano più o meno duramente la situazione di ciascuna ma di riuscire a “fare di necessità libertà”, per usare l’espressione coniata da Luisa Muraro tanti anni fa sul nostro essere donne.

Ai primi di marzo, infatti, quando si è saputo che il negozio doveva restare chiuso e non potevamo nemmeno riunirci a discutere, non abbiamo rinunciato a essere presenti e aperte nel mondo, anzi abbiamo cercato di esserlo di più, per l’esigenza che sentivamo di contribuire a pensare il momento storico che stiamo vivendo. All’inizio, nel confinamento di primavera, ci siamo impegnate a potenziare quello che già facevamo e sapevamo fare, la vendita dei libri per posta e la scrittura e pubblicazione di testi sul sito internet. Non potendo incontrarci fisicamente, la redazione del sito avveniva attraverso scambi di email, intensi e faticosi. Solo nel confinamento di autunno abbiamo introdotto le riunioni redazionali del giovedì via zoom, molto meglio. Una parte importante del nostro lavoro redazionale è di trovare negli altri media interventi significativi da far conoscere e rilanciare, la qualità del sito dipende da questo, che ci sia pensiero sulla realtà, cioè politica delle donne. Con questo taglio possiamo constatare che si è ormai diffusa la consapevolezza che i soggetti umani sono donne e uomini e questo si dà in ogni ambito, per esempio ormai tutti hanno “visto” che al comando dell’emergenza sanitaria, qui in Italia, sono uomini mentre a lavorare nella sanità sono donne e uomini: quando qualcosa viene visto comincia ad agire dentro di noi, porta conseguenze.

VD3 (la rivista online erede di Via Dogana), che dal 2015 consiste di incontri ogni due mesi per discutere su questioni di stretta attualità e poi pubblicare gli interventi sul sito della Libreria, in aprile e giugno si è fatta in un’altra forma, senza incontri fisici ma proponendo ogni volta un tema diverso e collegato (Attraversare questo tempo: interrogativi, pensieri, prospettive, e Ripartenza o rinascita?) e chiedendo solo contributi scritti, che sono arrivati con significative riflessioni. L’incontro di ottobre, dal titolo Non sembra, ma è una grande occasione, abbiamo voluto farlo in forma mista, in parte in libreria, con presenze fisiche limitate dal distanziamento necessario, e in parte attraverso il collegamento zoom, a cui hanno partecipato in 75. Quello successivo, Libertà in tempo di pandemia del 13 dicembre 2020, è stato interamente via zoom, con 100 iscritte/i e altre 50 che avrebbero voluto partecipare. Da tutto questo lavorio sono usciti molti testi e invitiamo a leggerli sul sito: www.libreriadelledonne.it

 

Renata

 

Come prima, anche durante il Covid, Gabriella M. e io ci siamo occupate della spedizione dei libri, abbiamo così dato la possibilità a donne lontane di ricevere libri, spesso urgenti, per tesi, ricerche o semplicemente per il piacere della lettura.

Gabriella ha fatto file lunghe e distanziate davanti alla Posta per l’orario limitato di quel periodo, pioggia o sole, caldo o freddo sempre precisa e disponibile; non potevamo servirci del corriere a causa della libreria chiusa.

Abbiamo scritto e ricevuto diverse email per ogni richiesta e questo ci ha permesso di entrare in rapporto in modo meno superficiale, raccontandoci e commentando a vicenda la situazione costrittiva che stavamo vivendo partendo dalla nostra esperienza personale, una voglia di stare lontane-vicine, di farci forza. Abbiamo avvertito molta gratitudine, qualcuna ha promesso che ci verrà a trovare quando il tutto sarà finito…

Rapporti a distanza ma vitali che ci hanno dato senso, che hanno permesso di contribuire in piccolo al nostro grande progetto.

 

Paola

 

Sono soldi i soldi?

 

Dopo tre mesi di chiusura: riunione di quelle impegnate più o meno direttamente in Libreria, nei turni di presenza, nella preparazione degli incontri pubblici, nell’amministrazione e nella gestione degli acquisti. Accorriamo, siamo più di 20. Quelle che abitano lontano e non vogliono o non possono ancora prendere mezzi pubblici, o che sono comunque impedite ad esserci, mandano consigli.

Che fare?

Animata la discussione sul se, come e a chi chiedere sostegno. L’affitto è alto. Benché sia calmierato dal Comune, e ne sia stata rimandata la riscossione, sembra un cappio. Alcune propongono di mettere sulla home del sito esplicite richieste di sostegno, altre ipotizzano un crowdfundig – ma per quale progetto? per pagare l’affitto non si può –. La soluzione è: chiedere aiuto a chi condivide profondamente il progetto della Libreria, a chi vuole che continui, che si rilanci.

Vola nell’aria una parola: ricapitalizzazione! Sembra bellissimo, pulito, efficiente. E a chi andranno queste azioni privilegiate, queste dorate stock option? Alle amiche più care, a quelle che ci sono da anni vicine con il cuore e con la testa e che quindi sono state fedeli compagne di strada anche abbonandosi a Via Dogana.

Trovato il target, difficile è raggiungere le interessate. Il 2014, ultimo anno di vita di VD, rivista cartacea, sembra un secolo fa. Abbiamo i nomi e migliaia di indirizzi completi di Cap, ma poche decine di mail. Con Marina incrociamo quei nomi con una mailing list di molte migliaia di amiche cui arriva la nostra newsletter e gli annunci degli incontri di discussione che animano regolarmente la Libreria nel fine settimana e anche più spesso. Raggiungiamo così le più vicine, qualche centinaio. La risposta è toccante. Arrivano ordini di libri e donazioni, vecchie amiche diventano nuove socie: siamo salve.

Ma riprendiamo con la riunione di giugno: qualcuna comunica che la Libreria potrebbe concorrere a un bando indetto dal Comune di Milano, rivolto alle istituzioni culturali della città, per un contributo straordinario, finalizzato al superamento del momento difficile. Mormorio. Ma sarà vero? È vero. Concorriamo, Assunta invia la domanda online, ci piazziamo benissimo in graduatoria, davanti a molte venerande istituzioni cittadine, e i fondi sono nostri.

Si delinea con questo un piccolo filone d’indagine: ci sono altre occasioni? Sì, c’è di nuovo la possibilità per le biblioteche comunali di fare acquisti presso le piccole librerie specializzate e di quartiere. Si riannodano così vecchie relazioni che l’imperativo dell’amministrazione comunale di acquistare libri al massimo ribasso del prezzo di copertina aveva quasi cancellato. Uno sconcio, questo, che non ha luogo nei maggiori paesi europei dove non si dà che gli editori possano presentarsi sul mercato con uno sconto inziale sulla vendita del libro, equivalente a quello che è l’introito di una libreria. La responsabile del Settore Biblioteche del Comune di Milano, da noi sollecitata, ci scrive, attenta e affettuosa, ricordando quanto erano stati per lei interessanti i rapporti con le donne della Libreria. Le dispiace, ma il suo settore non può più acquistare dalle librerie indipendenti, il Comune di Milano da anni ormai si attiene alla regola degli acquisti al prezzo più basso, secondo un’interpretazione pedissequa di buona amministrazione. Solo qualche giorno dopo, il sindacato dei librai avverte che dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali arrivano disposizioni perché si inverta la rotta. Precise indicazioni da parte delle responsabili delle biblioteche comunali di quartiere che una volta erano in rapporto con la Libreria, ci permettono di concorrere, e finalmente arrivano gli ordini.

Un’altra occasione ce la offre la grande Biblioteca centrale del Comune di Milano, ospitata nel bel palazzo Sormani. Per promuovere i primi incontri con il pubblico alla fine dell’estate, dopo il lungo periodo di divieto a riunirsi, mette a disposizione delle librerie il cortile d’onore del palazzo gentilizio. Aderiamo all’iniziativa. Un team di donne del Comune lavora alacremente, abbiamo rapporti per tutto il mese di agosto per la realizzazione dell’iniziativa. Loro hanno da mettere a punto le norme anticovid, per garantire incontri sicuri, dalla prenotazione delle presenze fino al modo in cui far circolare il microfono tra il pubblico in sicurezza. Noi dobbiamo attendere a non poche incombenze burocratiche che rendono, come sempre, il bel paese, bello e impossibile. Per l’autorizzazione a vendere temporaneamente libri in quell’antico cortile, non bastano due di noi dotate di una certa esperienza. La pratica online è un labirinto inestricabile. Telefonate, consulti, operatrici comunali disturbate fino nei luoghi di vacanza. Qualche storica libreria cittadina minaccia di rinunciare, noi no, e finalmente siamo lì. L’appuntamento della Libreria fa il tutto esaurito: ci incontriamo di nuovo.

A rotta di collo ci industriamo a capire come accogliere le nostre amate lettrici e i nostri lettori di nuovo in Libreria e in sicurezza. Impariamo da quel che abbiamo visto fare in Sormani e in più ci aiuta un amico ingegnere che per professione studia e appronta i sistemi di sicurezza nel mondo del lavoro. Sono giorni di fuoco per lui. Passa da un’industria a un grande magazzino, a un liceo: tutti alla ricerca di soluzioni. Ci invia una sua amica, gentile e competente architetta che controlla gli spazi e ci dà indicazioni per la sanificazione degli ambienti.

Una mail dedicata alle prenotazioni ci permette di regolare gli accessi e con grande determinazione accogliamo chi arriva, con il rito che ormai si avvia a essere consuetudine dovunque: misura della temperatura, disinfettante per le mani, accompagnamento nella sala dedicata alle discussioni. Con fermezza invitiamo a indossare la mascherina come si deve. Niente nasi al vento: ora che ci siamo incontrate di nuovo, non vogliamo rischiare, non vogliamo lasciarci più. Gli incontri sono affollati, oltre ai locali della Libreria occupiamo il cortile interno e anche così dobbiamo dire dei no per garantire il distanziamento.

E poi ci risiamo, aumenta il contagio in città. Al quarto incontro si avverte l’inversione di tendenza, chi aveva prenotato disdice, qualcuna quasi si scusa… “voi siete state brave, attente, sono io che preferisco non partecipare più a riunioni…”.

Alla fine, ben prima del secondo lockdown ufficiale, diventa impossibile incontrarsi.

Torniamo allora a riesaminare i nostri propositi di giugno e ci accorgiamo che abbiamo fatto più o meno tutto quel che ci eravamo proposte, tranne che l’attivazione dell’e-commerce.

Una che non poteva essere presente a giugno ci aveva raccomandato: parlatene, attiviamolo, tutte abbiamo imparato a servircene durante il lockdown, è importante agevolare gli acquisti.

In verità, durante la chiusura, la vendita non si è mai fermata del tutto. Le due libraie che da anni il lunedì impacchettano e spediscono libri in Italia e non solo, non hanno mai smesso la loro attività. Gli ordini arrivano via mail, si paga con bonifici. Ma è vero che l’immediatezza del pagamento con bancomat e carta di credito è comunque utile e invoglia all’acquisto.

Una rapida indagine presso una banca, qualche utile informazione dalla Libreria delle donne di Padova e da un’amica libraia di Milano, ci fanno capire che la cosa è meno facile e più costosa di quanto fosse apparsa in una prima fase di indagine. La più esperta di informatica tra noi, Laura, ritiene che al momento i problemi di sicurezza siano tali da rendere impossibile la gestione del servizio. Propone così l’adesione a una piattaforma che offre alle librerie indipendenti la possibilità di vendita online. Ne analizziamo i possibili limiti. Decidiamo, comunque, di provare. E così lei contratta con la piattaforma che ci ospita quel che può interessarci e corre in bici, nell’intervallo di pranzo, per recapitare pacchetti di libri nel circondario, per poi tornare di nuovo al suo lavoro all’Università. Un altro equipaggio, motorizzato, la affianca nelle consegne, si tratta di Laura, un’altra, e di Paolo.

Si cimenta con questa novità la libraia Mirella, che coordina gli ordini, gestisce le rese, i rapporti con i fornitori, insomma fa il grosso del lavoro, oltre a riallacciare antiche relazioni e tesserne di nuove insieme alle turniste che tengono aperta la libreria tutti i giorni. Fioccano ordini di centinaia di libri da aziende e cooperative.

 

Laura

 

“La Libreria è una libreria, è una libreria” queste le parole di Bibi Tomasi durante una riunione nella sede di via Dogana, parecchi anni fa. Non le ho sentite dalla sua viva voce, ma da quella di una delle fondatrici della Libreria, ragionando con lei su cosa fare in questo arduo presente. A maggio, il tempo e lo spazio erano apprensione e turbamento, ma la mia prima uscita è stata stupore e meraviglia, un sentire potente che in Libreria è traboccato in lacrime: ci siamo, siamo qui, nella materialità della vita che continua. Queste due impressioni hanno richiamato alla mia memoria la pratica del fare, che negli anni ’70 ha dato vita a molti luoghi autonomi delle donne, una vera e propria invasione dello spazio pubblico, tra questi la Libreria delle donne di Milano. Negli anni la storia è cambiata in modo sostanziale per le donne, è stata guadagnata libertà femminile e questo rivolgimento, insieme politico e culturale, è passato dai luoghi autonomi delle donne, è nato anche grazie alla Libreria delle donne di Milano. Oggi la Libreria è una realtà pubblica importante nel panorama milanese e non solo, ma prima di essere un’istituzione, è il luogo materiale in cui il pensiero prende corpo nelle relazioni vive tra donne, è lo spazio in cui la pratica di relazione si concretizza e realizza, dispiegandosi in mediazioni, conflitti, a volte scacchi, spesso in guadagni di pensiero per tutte (e tutti). Il presente è emergenza sanitaria, che si traduce in distanziamento fisico, emblema di quello che ci tocca vivere. Come molte altre realtà femministe, con il digitale riusciamo in parte a proseguire le nostre attività, ben sapendo che il tanto che c’è manca dell’essenziale della presenza. Tornerà, torneremo insieme e sapremo ottenere il meglio dalla realtà aumentata dal digitale. Se la Libreria continuerà a esistere (e deve continuare a esistere!). Sì, le conseguenze dell’oggi per la Libreria sono gravose, tuttavia, mai come adesso le parole di Bibi sono importanti: la Libreria è una libreria, si sostenta vendendo i libri e in particolare quelli delle donne, come da quasi cinquant’anni sta facendo. È questo il pensiero che mi ha mossa, insieme ad altre, nella ricerca dei modi e dei tempi perché il luogo materiale del femminismo che amo possa continuare a vivere.

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