La rivista »

Introduzione ai testi

I testi di Daniela Pietta, Maria Livia Alga, Sara Bigardi e Ludmila Bazzoni sono stati scritti per un incontro su Carla Lonzi che si è tenuto all’Università di Verona nella primavera del 2013. Avevamo pensato assieme questo incontro preparandolo con diversi momenti di discussione. Nasceva certo dal mio desiderio di ascoltare quale lettura avessero di Carla Lonzi donne come loro di una generazione che è oggi attorno ai trent’anni. Nasceva però anche dal loro desiderio di confrontarsi ed esporsi pubblicamente sulla forza generativa che il pensiero di Carla Lonzi aveva avuto nelle loro esistenze e nelle scelte politiche e filosofiche.

Carla Lonzi è forse la pensatrice femminista alla quale il femminismo italiano, articolato in anime diverse, riconosce in modo unanime un debito. Questo riconoscimento finisce paradossalmente per oscurarne il pensiero, per attenuarne l’impatto d’urto. A volte si riduce a ripescarne formule, espressioni un po’ troppo consumabili, che di fatto la velano e la nascondono.

È questo il motivo per il quale il titolo dell’incontro pubblico all’università è stato Carla Lonzi. Un femminismo scomodo. Infatti, al di là delle formule, è stata scomoda per le donne che hanno dato il via alla fine degli anni ’60 e negli anni ’70 al movimento politico perché ha dichiarato la sua distanza dai movimenti di massa. Il suo impegno è stato rigorosamente all’interno delle relazioni, unico luogo riconosciuto dell’accadere di un imprevisto, agente di libertà. Ha rotto di frequente schemi consolidatisi nel tempo, si è spostata, ha fatto vuoto. Ha smontato l’idea che esista la donna con la d maiuscola, bensì ci sono sempre e soltanto delle singole.

È stata scomoda nel suo attacco radicale all’emancipazione e alla rivendicazione di eguaglianza con gli uomini, senza mediazioni o mezzi termini. Come anche nel mettere al centro della politica la sessualità e il godimento femminile, come questione della quale soltanto le donne possono parlare e nessuno al loro posto.

I testi di Daniela Pietta e delle altre qui presentati non vogliono ricostruire il contesto storico di Carla Lonzi e quegli anni, anche se ne tengono conto. Né vogliono fare un’operazione di ritorno alle origini del femminismo, per la costruzione di una genealogia. Piuttosto si pongono a partire da sé e dalla propria esperienza per dare conto del sentimento di squilibrio, di messa in movimento delle certezze, che i testi di Lonzi provocano in loro oggi, con una storia molto diversa da quella degli inizi del movimento degli anni ’70 del Novecento. Una storia di chi è nel mondo con condizioni di vita materiale e cultura molto diverse da allora. Un cambiamento a cui Carla Lonzi e le tante altre donne del femminismo hanno provocato. Lo hanno fatto avvenire. Questo ha modificato la cultura, la vita materiale, il modo di interpretare il mondo e il senso di sé. È per questo che oggi la coscienza di sé è diversa da quella degli anni ’70. E questo si è intrecciato alla trasformazione delle arti, dell’economia, del lavoro, della malattia, dei modi di produrre senso.

Allora in che senso è oggi scomodo e modificatore il pensiero di Carla Lonzi per loro? E perché le attrae, come un tempo attraeva molte donne, eppure in modo diverso? Non resta che leggere i loro testi.

Condividi:
FacebookTwitterGoogle+