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In ricordo di Paola Azzolini

Per chi non crede alle coincidenze, vorrà dire qualcosa che Leonard Cohen sia morto appena dopo Paola Azzolini: c’era da suonare un Halleluja come il suo, nell’alto dei cieli, un canto pasquale in musica da inno funebre (Giuseppe Anti). Queste parole scritte dal redattore dell’Arena mi sono particolarmente piaciute e le ho trovate le più adatte per iniziare il ricordo di te, cara amica, ed amica di tutte le donne.

La nostra conoscenza è iniziata molti anni fa quando in un gruppo di insegnanti, tutte donne, decidemmo di organizzare un corso di aggiornamento autogestito sulla scrittura femminile. Erano gli anni caldi della presa di coscienza e tu ed io ci trovammo con colleghe più giovani, molte di loro più libere da impegni familiari, tutte desiderose di cogliere il senso di una differenza nella scrittura. Il nostro destino si assomigliava: coetanee con figli adolescenti, di quella età in cui l’impegno dei genitori si fa più pesante, perché non più rivolto alle cure materiali, ma all’attenzione dello sviluppo della personalità. Ricordo che invidiavamo le altre per quella maggiore libertà che permetteva di coltivare la passione letteraria.

Fu un momento bellissimo quello in cui scoprimmo la Morante, l’Ortese, la Banti. Forse fu proprio in quel periodo che tu riuscisti a capire che c’era una possibile conciliazione tra i tuoi impegni familiari e la possibilità di coltivare la tua passione in varie forme. Ne parlammo in una delle nostre ultime conversazioni: mi dicesti che pur non avendo fatto la carriera universitaria, che era stata la tua aspirazione giovanile, eri soddisfatta di quanto eri riuscita a fare e ti dicesti particolarmente orgogliosa dei tuoi studi sulle donne. Parlammo di quella che è diventata la tua ultima opera: L’amore al tempo di guerra. Lettere di Ottavia Arici ad Aleardo Aleardi, 1848-1849 (Il Poligrafo, 2015). Mi dicesti che ti era piaciuto in quel carteggio ( carteggio di cui si conservano solo le lettere di Ottavia) la passionalità di quella donna, esplicitata come non si usava in quel tempo, espressa in una lingua semplice, molto vicina al parlato e quel paragonare l’amato a Dio. Del resto che cosa poteva conoscere una donna di quell’epoca se non i termini religiosi? Ricordo che ti dissi che anche per me era appassionante ripercorrere epoche ottocentesche proprio per capire come vivevano le nostre antenate.

Ci siamo sentite un’ultima volta, pochi giorni prima della tua morte, in un momento per te particolarmente felice: la rottura del femore, che tanto ti aveva preoccupata, si stava risolvendo positivamente e già tu progettavi un lavoro su Grazia Livi, una scrittrice a te particolarmente cara. Ne avevi parlato nella conversazione al circolo dei lettori presentando i diari di Lev e Sonia Tolstoj. Purtroppo questo lavoro, come i corsi già annunciati dal circolo, sono stati interrotti  da una morte, che ha segnato una grave perdita per la cultura veronese.

Scrittrice, giornalista, saggista sei stata presente agli eventi culturali cittadini per più di mezzo secolo. Hai presentato le opere di vari scrittori con le tue osservazioni puntuali, il tuo sorriso, la tua ironia. La Società Letteraria e il Circolo della Rosa hanno avuto in te un’instancabile collaboratrice ed ispiratrice di eventi importanti. Hai riscoperto letterati cittadini dimenticati tra cui una donna: la poetessa Caterina Bon-Brenzoni.

Nel lungo lavoro di recupero, che hai compiuto per ricostruire il pensiero delle donne, ho trovato Storia di “lucciole” una rivista manoscritta al femminile , ispirata a  scritti ottocenteschi. Bello è stato il tuo sforzo di ridare vita ai pensieri dimenticati di donne borghesi, le sole in grado di scrivere, che in forma anonima e a mano componevano articoli, raccolti in riviste mensili. E’ bello trovare il seme delle rivendicazioni femminili in questi dibattiti che spaziavano dalla gestione dei propri beni all’esercizio della potestà sui figli, al diritto di voto, all’adulterio femminile confrontato con quello maschile. La donna nel Novecento è invece esaminata attraverso l’opera di molte importanti scrittrici di questo secolo: Di silenzio e d’ombra: scritture e identità al femminile nel novecento italiano. In questa tua opera ho riconosciuto il primo nucleo del tuo pensiero, che era nato in quel lontano incontro di insegnanti.

Ecco vorrei finire questa breve commemorazione ricordando una parte importante della tua vita, una parte che resta offuscata dal tuo impegno letterario: sei stata un’ insegnante a cui è stato affidato il compito  di formare la coscienza dei giovani e soprattutto delle ragazze, che nell’età adolescenziale sono spesso molto lontane  dall’interrogarsi sulla loro condizione e sull’essenza del femminile. Sono sicura che in questo campo hai dato moltissimo.

Cara amica è triste non vederti più tra noi, ma come dice nella meditazione sulla morte un pastore anglicano dei primi del Novecento:

 

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

 

Noi tutte tue amiche ti sentiamo nella stanza accanto e quello che eri prima tu per noi lo sei ancora e lo sarai sempre.

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