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Il disorientamento è la nostra prova



Oggi sembra di stare in un campo di rovine. Siamo senza sostegni, ci muoviamo senza balaustre – come scrive Hannah Arendt – su un terreno non famigliare. Vero è che le donne sono sempre andate avanti senza canoni né tradizioni.

Il vivere, agire, pensare senza balaustre è una condizione umana comune a cui la contemporaneità in qualche modo ci costringe. Per questo il seminario di quest’anno ha preso come titolo “Il disorientamento è la nostra prova”. Il declino del lavoro stabile e la diffusione del precariato, l’immiserirsi della politica dei partiti, sempre più chiusi in un gioco di maschi tra loro, la svalorizzazione del lavoro da parte del capitale finanziario che si muove senza confini nazionali, lo sgretolamento delle appartenenze nazionali con la nascita di identità locali, le emigrazioni di masse di donne e uomini che trasformano la nostra vita quotidiana, il rapporto tra donne e uomini che si sta modificando radicalmente nel costume: niente rimane di quello che avevamo conosciuto e ogni forma di continuità con il passato si è sciolta al sole.
La fluidità vorticosa delle modificazioni ha portato molti a rinchiudersi in microcosmi, nei quali avere una solidità circoscritta, in cui vivere senza contraddizioni. Scelta comprensibile, ma che viene pagata con l’impossibilità di stare in un rapporto di scambio e di comprensione con il mondo nelle sue molteplici facce. Se desideriamo invece comprendere e agire in rapporto alla realtà, possiamo usare le conoscenze parziali dei contesti che abitiamo abitualmente per farne il punto prospettico da cui muoverci per costruire un mondo con altre e altri.

Con il femminismo le donne hanno inventato una modalità di muoversi e significare il mondo, rompendo con la tradizione e con la forza della continuità che essa offriva, e allo stesso tempo hanno espresso una profonda fedeltà ai singoli contesti d’esperienza. Il seminario di quest’anno cerca di rinnovare questa capacità ponendosi molte questioni della nostra contemporaneità. La scommessa è quella di giocare con leggerezza sulla cresta delle onde del mare agitato. Al posto di rinnovare vecchi vincoli, vedere invece come la libertà apra ad una vita nuova e come ne vengano nuovi pensieri su diversi modi di stare al mondo. Stando in un rapporto creativo con il qui e ora, senza vicoli. Dove il disorientamento che tutte e tutti patiamo è la prova per vedere se siamo capaci di immaginare un gioco leggero sul filo dell’onda.
Letture consigliate:
Massimo De Carolis, Nicchie, micromondi e dissociazione psichica, Quodlibet, Macerata 2008.
Annarosa Buttarelli, Federica Giardini (a cura di), Il pensiero dell’esperienza, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2008.
Aa.Vv., Diotima. Immaginazione e politica, Liguori, Napoli 2009

 

Calendario

 

8 ottobre, ore 17,20 Annarosa Buttarelli e Federica Giardini
Dalla terra al cielo. Appunti per un’economia del sovrammercato

15 ottobre, ore 17,20 Luisa Muraro
Leghiste (e) femministe

22 ottobre, ore 17,20 Wanda Tommasi
Desiderio minacciato

29 ottobre, ore 17,20 Maria Milagros Rivera
Lei è troppo libera. La rivoluzione del tempo e dell’amore

5 novembre, ore 17,20 Franca D’Agostini
Un nuovo inizio per il femminismo?

12 novembre, ore 17,20 Chiara Turozzi
Intelligenza della pratica, cognizione della sapienza

19 novembre, ore 17,20 Barbara Verzini
Quando il desiderio fa giocare liberamente il bisogno

26 novembre, ore 17,20 Cristina Faccincani
L’eclissi del desiderio

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