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E, insieme, ritorneremo al cinema!

 

Quello che sta capitando con la pandemia, da quando ad essere pesantemente colpito è anche il mondo occidentale, l’Europa, l’Italia, la nostra Città, le persone della porta accanto, ha i tratti di una apocalisse dei tempi moderni.

Apocalisse non attesa, senza presagi avvertiti o forse non orecchiati a sufficienza.

Con il lockdown della primavera scorsa, quando – a sorpresa – gli animali non domestici hanno preso a girovagare liberi per le città e gli uccelli hanno potuto far sentire i loro cinguettii nei quartieri già super trafficati, restituendoci l’emozione del paradiso terrestre, abbiamo percepito che l’ingerenza dell’umano sul resto del cosmo era andata oltre ogni limite mostrandoci altresì che potevamo iniziare a rimediare semplicemente fermandoci, accettando il confinamento, praticando una forma di  letargo e riprendendo il respiro lungo dell’aria che andava autoripulendosi.

Ora, quello scenario – pandemia esclusa – è sullo sfondo, dato che le correnti attività del vivere hanno ripreso, via via, spazio, tempo e rumore: per necessità, abitudine, attaccamento o debolezza a svoltare radicalmente.

E l’umanità, noi comprese, come sta ora procedendo?

Partiamo da noi.

Non siamo indifferenti alla politica pubblica istituzionale che ci arriva dai giornali o dalla televisione e che appare – in gran parte – alla deriva, non volendo, i singoli leader, mollare una qualche presa, molto spesso legata più a prove maschili di forza che a contenuti riconoscibili.

Ma prima di cedere allo sconforto per quella politica ripetitiva ed obsoleta, la storia ci ha offerto uno scatto reale e simbolico; due donne in relazione si elevano: Angela Merkel e Ursula von der Leyen.

In una Europa in cui, per qualche mese, Polonia e Ungheria avevano fatto giochi di bottega nel contrastare il Recovery Plan, cooperando, le due politiche dribblano i veti faziosi e ricuciscono intorno all’idea di un’Europa che cammina insieme facendo approvare il Piano di Ricostruzione e di Resilienza, per finanziare con ingenti risorse, per la prima volta solidali, la rinascita delle economie dei 27 Stati Nazionali aderenti all’Unione europea .

Una botta di energia, questa! Ma anche uno stile come insegna il femminismo da trent’anni.

Altre iniezioni di energia hanno sostenuto il nostro quotidiano lavoro MAG per le imprese sociali operanti nei più svariati campi: della cura, dell’educazione, della scuola, dei nidi, dell’ambientalismo, della cultura, dell’arte, dello spettacolo, dell’agricoltura biologica e sociale, dell’imprenditoria eco-sostenibile, del turismo sociale, delle botteghe artigianali, delle librerie indipendenti etc.

Le difficoltà le abbiamo attraversate tutte: sospensione totale delle attività, poi parziale, cassa integrazione di operatrici e operatori, mancate risorse economiche. Comprese le paure  a non reggere l’onda pandemica avendo a cuore le bambine e  i bambini, le/gli adolescenti,  le persone con maggiori fragilità nei centri diurni, nei servizi per anziani, rinegoziando con gli Enti Pubblici lo svolgimento dei servizi essenziali  per garantire un filo di presenza possibile e la copertura dei costi fissi delle strutture, discutendone con funzionari/ie del Pubblico, talvolta smarriti, sommersi da dispositivi, norme e circolari caotiche da interpretare minuto per minuto, con portali Inps e simili in tilt.

Eppure, ad oggi, possiamo dire che la stragrande maggioranza delle realtà a noi collegate ha retto l’urto, imparando a navigare nell’insicurezza, ma non senza legami, attraversando le bufere verso approdi anche non previsti. Solo 4/5 imprese, per ora, hanno gettato la spugna.

In questo anno pandemico, anche grazie ad un minimo di tecnologia, (Zoom e simili), abbiamo aiutato a nascere 10 imprese collettive: 2 micronidi per opera di giovani donne pedagogiste, le altre in campo artistico e della danza, della cura della terra e degli alimenti, delle nuove forme della fotografia e dell’artigianato unito a processi di digitalizzazione, del supporto alle famiglie in collaborazione con le scuole e così via. Alcune fondatrici di queste nuove realtà si sono “licenziate” da precedenti occupazioni mosse dal desiderio di un lavoro autogestito e a misura di una più raffinata qualità del servizio e del loro bene-stare.

Registriamo anche che nelle cooperative storiche, con la ripresa autunnale, sono state assunte 40 nuove educatrici e che le esperienze finora considerate out-sider sono diventate modello per le attività più tradizionali.

Ad esempio, gli artisti “in Strada” hanno indicato e insegnato agli artisti di Teatro di Sala la possibilità di operare negli spazi non al chiuso; le esperienze educative “nel Bosco” hanno mostrato la possibilità di svolgere attività con bambine e bambini, ragazze e ragazzi in spazi verdi, nei parchi, nei cortili, etc. Insomma, ciò che sembrava residuale ha trovato riconoscimento di valore.

Nel medesimo periodo il nostro sportello di Microcredito e di Educazione Finanziaria ha avvicinato decine e decine di donne e uomini in difficoltà esistenziale ed economica, avvertendo ancora una volta, quanto la prossimità e lo scambio di parole solidali vengano prima del sostegno materiale, senza secondarizzarlo.

La stessa Formazione Continua Mag di gruppo, pur patendo le limitazioni per la sicurezza sanitaria, è stata luogo fertile per dare sostanza e forma ad istanze personali e collettive di futuro: progettazioni di nuove attività, acquisizione di nuove competenze professionali, rivisitazione di contesti territoriali.

Cosa nel nostro mondo alla fine ha tenuto?

Ha tenuto una pratica pluriennale di relazione e di costruzione di reti, non priva di inciampi e di alti e bassi, che ha comunque messo radici.

L’emergenza pandemica ha trovato un corpo sociale Mag, cooperativo e associativo, aperto agli scambi, generoso nell’intessere ponti, pronto a cercare insieme aggiornate risposte alle impellenti necessità.

Partecipativo alle assemblee allargate volte a trarre pensiero dagli accadimenti e dalle neonate sperimentazioni, non “baypassando” iniziali balbettii e sconvolgimenti.

Gli inevitabili momenti di solitudine delle singole e dei singoli dirigenti sono stati mitigati dal limpido rispecchiarsi nelle comuni situazioni, al fine di trovare, dove possibile, vie di uscita non solitarie.

Oggi possiamo dire che la pandemia ha più irrobustito che lesionato la rete e i legami Mag: anche economicamente.

Il Mutualismo solidale praticato si è rivelato ancora una volta la prospettiva per “sortirne insieme”.

Ci gratifica che molti attori politici del tempo presente dicano che il futuro sarà del Mutualismo (Conte, Ursula von der Leyen, etc).

Vogliamo sperare che – pungolati dall’associazionismo libero e da una cittadinanza attenta ed attiva – si spendano veramente a liquidare gli oltre 30 anni di liberismo fondato sull’individualismo e la competizione che ha portato a macroscopiche disuguaglianze, a povertà diffuse, atomizzando i rapporti tra le persone e disgregando molti soggetti collettivi (sociali e sindacali in primis).

Nell’ultimo rapporto sull’Italia, il Censis ha rilevato che 3 italiani su 4, che detengono consistenti risparmi, sono disponibili a metterli in opere pubbliche per risollevare il nostro Paese.

Per fare che cosa?

Per far decollare finalmente la Civiltà dei Beni Comuni, creando così lavoro sensato, diciamo noi.

Molte idee in merito sono già state metabolizzate; aspettano solo municipalità coraggiose, collegate regionalmente, sostenute dal governo centrale senza tante task force.

Rinominiamo quelle che riteniamo imprescindibili:

-Riparazione degli acquedotti che perdono acqua ovunque, eliminando lo spreco di un bene  limitato, ma essenziale, per ogni forma di vita terrestre;

-Forestazione urbana, rimboschimento delle campagne favorendo la vera biodiversità e contribuendo al riassetto del suolo spesso franoso;

-Creazione di un funzionale e capillare sistema sanitario di territorio;

-Rigenerazione di beni immobili pubblici e privati in stato di abbandono anche per un abitare  condiviso rivalutando i differenti territori;

-Potenziamento dei luoghi di cultura in tutte le sue forme (Libere Scuole, Centri di Apprendimento di Saperi Pratici, Biblioteche, Teatri e Cinema di Quartiere).

 

La sindaca di Parigi Anne Hidalgo, rieletta da alcuni mesi, ha messo nella sua piattaforma per il governo della Città cosmopolita il ridisegno dei quartieri affinché la cittadinanza, muovendosi a piedi, trovasse nell’arco di 15 minuti, tutti i servizi essenziali compresi quelli culturali, capaci, questi ultimi, di soddisfare i bisogni dell’anima.

Condividiamo questa strategia per una Città che non rinuncia alla sua grandezza ma neanche a rendere praticabile la vita quotidiana delle e degli abitanti.

Anticipando questa visione, da circa due anni nel quartiere storico di Veronetta, un movimento civico di cui Mag è parte, che ora conta più di 300 aderenti, oltre ad una ventina di Associazioni, Aggregazioni e Istituzioni Locali, coltiva con il progetto Ri-ciack la possibilità di riaprire una storica Sala Cinematografica (il Ciack) abbandonata da dodici anni (anche dal mercato) per farne un “Cinema di Comunità” (https://www.riciak.org/).

Un luogo intergenerazionale dove ci si potrà incontrare prima e dopo la fruizione della proiezione o dell’iniziativa teatrale o culturale che sia, poiché, nel contesto, ci sarà lo spazio per soffermarsi, intrecciare libere relazioni all’affiorare del desiderio o del bisogno d’incontro.

Il progetto, incardinato nell’Impresa Sociale ViveVisioni, opererà la rigenerazione del luogo e la riqualificazione degli spazi con l’apporto volontario e gratuito di un gruppo di 20 socie e soci autodefinitisi “Resistenti”, essendosi allenato  ad attraversare ostacoli ed imprevisti, mettendo in gioco le più diversificate, benché integrate, competenze  in Architettura, Ingegneria, Cinematografia, Teatro, Economia, Imprenditoria Sociale, Raccolta Fondi, Comunicazione, Social Media, Cura del Corpo Sociale, Promozione del Progetto etc.

Avendo già iniziato ad esperire che è il Capitale Relazionale, unito alle buone idee, ad attrarre il necessario Capitale Finanziario, e che sarà l’Economia del Dono – che già circola – ad innescare l’Economia Civile di Mercato.  Infatti, con il Progetto, avranno lavoro – prossimamente – vari artigiani locali e con la gestione dell’Impresa Culturale si creeranno 2-3 posti fissi.

Aspettando altri e convinti apporti del quartiere e della città, qualche settimana fa, pagando l’anticipo, è stato firmato l’atto preliminare di acquisto dell’immobile, che ha incantato tutti fin dal primo momento e che d’ora in poi si offrirà allo sguardo e al coinvolgimento di altre e altri.

 

 

 

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