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Creatività e apertura

Per amore del mondo 16 (2019) ISSN 2384-8944 http://www.diotimafilosofe.it/

 

 

Inizio la mia riflessione a partire dal titolo scelto per il Grande Seminario di Diotima: “Sbilanciamoci dalla parte della politica delle donne”. Il titolo infatti, auspicando a uno sbilanciamento da parte di tutti, donne e uomini, verso la politica delle donne, racchiude il senso profondo del messaggio che le relatrici hanno cercato di trasmettere, ossia la necessità di aprire strade creative all’interno dei contesti politici coevi.

A mio avviso, dinnanzi ai vicoli ciechi e alle strettoie in cui è bloccata la politica, questa esigenza può essere intesa come l’invito ad abbandonare l’esercizio della politica basato sulla logica del potere e mirante al governo della realtà – attraverso la strumentalizzazione di problemi, cose e persone – in favore di altri modi di relazionarsi al mondo, basati su un atteggiamento di creatività e di apertura. Quest’ultimo è difficile da definire a parole e il Grande seminario è stato per me essenziale per riuscire a coglierne alcune peculiarità. Nel tentativo di tratteggiarle, faccio innanzitutto riferimento alle parole di Annarosa Buttarelli.

A partire dal testo di Luisa Muraro: “Maglia o uncinetto: racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia”,[1] Annarosa ha ripreso il tema della metafora e della metonimia intese come modalità di narrazione sociale e politica. La metafora astraendo separa dalla realtà i concetti e diviene così simbolo dell’agire politico oggi dilagante, che lascia ai margini l’esperienza vissuta. La metonimia, al contrario, mantenendo stretto il legame con la realtà, è vicina all’agire politico delle donne, per il quale la relazione in contesto con altre e con altri è essenziale. Lo stesso Seminario è una pratica che si muove in questa direzione. Il discorso viene fatto in presenza di donne e uomini e, ad ogni momento di ascolto, segue il dibattito. Quest’ultimo non deve essere considerato come secondario, in quanto la parola può circolare in una dimensione trasformativa. Questo è già un esempio di quello che la politica delle donne vuole essere: ogni essere umano è invitato a esporsi, a partecipare, il discorso è fatto circolare, si sviluppa, si muove, si trasforma. In questa prospettiva, l’essere incapaci di mantenere posizioni rigide non è sinonimo di essere debole ma, al contrario, la vera debolezza è di chi si aggrappa a idee fisse, essendo incapace di accettare che la verità può essere solo contrattata, attraverso un impegno sempre nuovo.

In questo processo ciò che rimane costante è la continua messa in gioco di se stessi in contesto con altre e con altri.

Luisa Muraro durante il primo incontro del Seminario ha introdotto la figura di Simplicio per indicare lo stato di coloro che, trovandosi a vivere situazioni difficili, scelgono la chiusura come atteggiamento di difesa. Luisa ha cercato di mostrare come la scommessa su cui si basa la politica delle donne è quella di ascoltare la verità di cui Simplicio è portatore per metterla in circolo in una contrattazione politica non ideologica. La voce di Simplicio infatti è parte della realtà e come tale deve essere ascoltata così da mantenere la realtà in una dimensione fluida.

Una delle pratiche su cui Chiara Zamboni sta lavorando in questo momento per questo proposito è quella dell’espressione del dolore delle donne e degli uomini sprovvisti di parole per esprimerlo. Questa mancanza infatti porta ad arroccarsi su parole schermo, che spesso giungono dall’esterno e si sostituiscono con forza ad ogni tentativo spontaneo di ricerca. Questi pregiudizi portano alla creazione di posizioni fisse che ostacolano il cammino verso la verità. Non si tratta di approfittare della sofferenza per vantaggi politici particolari, come fa la propaganda, ma la scommessa è quella di trovare dei modi per aiutare chi sta vivendo situazioni di difficoltà e sofferenza.

Caterina Diotto ha utilizzato l’immagine del tessuto a maglie larghe – come contesto all’interno del quale si svolge l’azione politica – per parlare di come la politica delle donne si muove, nel tentativo di trovare parole di verità. Secondo questa immagine solo chi è capace di muoversi stando all’interno del contesto e, al contempo, di distanziarsi anche un poco, non tradisce la verità. Questa presa di distanza infatti permette di mantenersi aperti e disponibili difronte all’accoglimento di nuovo pensiero, senza fossilizzarsi in certezze che hanno la pretesa di valere come assolute. Si tratta di una posizione portatrice di una conoscenza sempre temporanea: mantenendosi vicina al reale, anziché sostituirsi ad esso, lascia spazio al nuovo e da esso si lascia trasformare. Tale modalità non porta alla rappresentazione di sentimenti pieni, poiché il sentire viene mantenuto in tutte le sue sfaccettature. Questo permette di non ancorarsi in nessuna posizione e ciò, lontano dall’essere assimilabile ad un fallimento, è portatore di un grande arricchimento: la complessità della realtà non può essere risolta ma deve essere lasciata scorrere liberamente. In tal maniera il pensiero può fluire senza omissioni e senza forzature, in modo tale da non tradire la verità. Questa posizione è simile ad una scommessa costantemente rilanciata: la mancanza di certezze a cui aggrapparsi e l’assenza di traguardi da raggiungere richiede continuo rinnovamento del coraggio e della fiducia necessari per andare avanti. Nella politica delle donne questo rinnovamento è sempre presente ed è ciò che consente al pensiero di non naufragare e di mantenersi nella sua dimensione creativa.

 

[1] Luisa Muraro, Maglia o uncinetto: racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia, Feltrinelli, Milano 1981.

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