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Ciò che non è comodo

Per amore del mondo 16 (2019) ISSN 2384-8944 http://www.diotimafilosofe.it/

 

 

Ogni volta che partecipo al Grande Seminario si configurano in me aspettative sempre altissime. Anche in quello che si è svolto nell’autunno dell’anno scorso, sì perché ne scrivo ora a un anno di distanza. Allora impazzava ancora sulla scena politica Salvini; 5Stelle e Lega andavano d’accordo, lo spred era a… non lo so proprio. Ma chiunque segua il Grande Seminario sa che questi non sono i parametri per significare il valore nella politica delle donne.

Avevo preso appunti, ma chissà dove sono finiti; e allora riascolto gli interventi di Muraro, Buttarelli, Zamboni e Diotto e mi sento a casa, non solo perché sono comodamente seduta sul divano di casa mia. Sento che ciascuna di loro elabora un pensiero che mi calza come un guanto. Luisa Muraro dice che non c’è più democrazia in una società in cui la finanza governa sulla politica e che non crede più nel progresso e nei progressisti di sinistra che, per esempio, sostenendo la GPA alimentano il potere patriarcale sul corpo delle donne; Annarosa Buttarelli accusa la sinistra di non aver capito il valore della prossimità; Chiara Zamboni vede la politica delle donne come un modo per orientare nella fragilità del divenire convulso degli accadimenti; Caterina Diotto invita a una narrazione cosciente della posizione dalla quale si parla per decifrare la bolgia comunicativa nella quale siamo immersi.

Ma quello che porto a casa sempre dal Grande Seminario è ciò che mi mette in discussione, ciò che problematizza il mio quotidiano, ciò che non mi è comodo.

Muraro e Buttarelli mi hanno detto che il fare politico di una femminista radicale abbisogna di coraggio, Zamboni mi invita all’ascolto del mio dolore e di quello altrui come chiave essenziale per immergermi nella realtà e trovare invenzioni risolutive, perché il femminismo è un movimento politico che crea squilibrio e ha in sé il sapere politico necessario a prendere l’iniziativa: non è più il tempo dell’automoderazione (Muraro). Un pensiero che fa dell’azzardo e dell’imprevisto la sua forza per puntare ad una evoluzione della specie umana.

Dalla relazione di Buttarelli ho imparato che anche ciò che sembra fissato per sempre: “Ama il prossimo tuo come te stesso” può essere letto in modo ribaltato (Dolto) se non interpretiamo con moralismo e illuminiamo il gesto del buon Samaritano alla luce di un’azione fatta per intuizione di giustezza e non per un dover essere. È il povero soccorso, non caricato del peso della gratitudine che chiuderebbe il cerchio nella relazione duale, che apre al desiderio di aiutare a sua volta un altro misero suo prossimo. Una chiave di lettura rivoluzionaria per le politiche migratorie odierne e per le relazioni che potremmo tenere con persone in situazioni di inconscia indigenza, inconscia miseria data dall’assorbimento di messaggi populisti che, in modo sovversivo, alimentano le menti sterilizzandole al bene e alla giustezza dell’agire politico.

I Lampedusani, che vivono gli accadimenti della migrazione nella più totale prossimità, sanno della necessità e della bontà; del conflitto che questa realtà crea senza bisogno di interpretazioni populiste a spiegare loro la situazione. Sanno degli sbarchi continui, “fantasma” e dell’intuizione di giustezza che li muove nel soccorso.

Caterina Diotto attenziona sulla capacità di dire parole di verità per cui sono necessari legami di prossimità per cogliere le sfumature delicate e le relazioni complesse (Weil), gli intrecci di amore e odio per combattere lo sterile dualismo politico buoni/cattivi.

Bene! Ho finito. Mi alzo dal divano e vado in cucina… oggi spaghetti al pomodoro e basilico: un classico!

 

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