Grande Seminario

Grande Seminario di Diotima 2019

Politica delle donne. Qui e ora

In cosa consiste, nella politica delle donne, quel centro che sentiamo essenziale? La sua radice sta nell’alimentare la fiducia in azioni sensate e in pensieri orientanti in un momento in cui gli scenari nazionali e internazionali tendono a restringere il mondo in binari obbligati, a soffocarlo in spazi senza alternative.

La saggezza di donne di altre culture e altri tempi ci può aiutare in questo. Maymuna, una donna sufi, scriveva: «Quando il cuore di qualcuno è stretto, il mondo e ciò che vi si trova è anche stretto».

Diciamo che la politica delle donne ha la capacità di allargare il cuore attraverso alcuni passaggi necessari. Ad esempio, pensare la relazione con la madre come origine di vita e di sapere è un passaggio politico, che, se lo continuiamo ad interrogare, se non lo perdiamo, ma lo teniamo su un piano simbolico, cioè come orientamento dello sguardo, ci dà libertà e ci toglie dalla reattività nei confronti di un mondo sempre più soffocante. Allora non sentiamo più il mondo come ostile e chiuso, ma come quello che ci è dato – ora, in questo momento -, e che vediamo e viviamo a partire da un legame tra sapere ed esperienza infinitamente aperto.

Si potrebbe dire che la politica delle donne ha la capacità di creare fiducia attorno alla fiducia. Con tutta una serie di conseguenze che riguardano la cura e la qualità delle relazioni, la misura dei contesti, una curiosità e un’allegria di fondo, che pure non nega il dolore nostro e degli altri per le difficoltà, le incomprensioni, le sofferenze. È solo un respiro, che apre e che porta a guardare la realtà a partire da un’altra prospettiva. In questo modo la dischiude dal suo interno ad altro, che può accadere e che ancora nessuno di noi può prefigurare, ma che è già in cammino.

La politica delle donne non è soltanto la pratica del partire da sé, delle relazioni asimmetriche e non strumentali, del creare spazi di scambio e di pensiero. Non è soltanto modificare i contesti. È essere consapevoli che ciò che riguarda un’altra donna ci riguarda. Non si riduce neppure ai movimenti – così vitali in questi anni – come il metoo, il Non una di meno e l’ecofemminismo. Naturalmente è tutto questo, ma troviamo politica delle donne anche nelle azioni e nelle parole di quelle singole donne, che sanno stare presso la differenza femminile. Sanno mettere in circolo vita e sapere, scommettere che c’è altro – qualcosa di vivente e imprevisto – nelle situazioni mediocri e apparentemente senza sbocco. Sanno provocarne l’esistenza.

 

Bibliografia

Simone Weil, La persona e il sacro, Adelphi, Milano 2012.

Diotima, Femminismo fuori sesto. Un movimento che non può fermarsi, Liguori, Napoli 2017.

Antonietta Potente, Come il pesce che sta nel mare. La mistica luogo dell’incontro, Paoline, Milano 2017.

Chiara Zamboni (a cura di), La carta coperta. L’inconscio nelle pratiche femministe, Moretti&Vitali, Bergamo 2019.

 

Incontri

Seminario annuale di Diotima 2019 a partire da venerdì 4 ottobre 2019, alle 17,20 per poi continuare con il seguente calendario fino a venerdì 8 novembre:

Venerdì 4 ottobre, ore 17,20 aula Megalizzi (ex T.4), Antonietta Potente – Il paradiso dipende da noi

Venerdì 11 ottobre, ore 17,20 aula 2.1, Stefania Ferrando – Sopra la legge

Venerdì 18 ottobre, ore 17,20 aula 2.1, Wanda Tommasi – Movimento delle donne e soprannaturale

Venerdì 25 ottobre, ore 17,20 aula Megalizzi (ex T4), Elisabetta Cibelli – L’Altrove che è presente

Venerdì 8 novembre, ore 17,20 aula 2.2, Margherita Morgantin – Parlare la lingua dei sogni

Gli incontri si terranno in aula T4 (Megalizzi) – il primo e il quarto incontro -, in aula 2.1 – il secondo e il terzo incontro – in aula 2.2 il quinto incontro. Il tutto nel palazzo dei dipartimenti umanistici, Università di Verona, via San Francesco 22. Per il seminario sono previsti 2 crediti F per le,gli studenti del corso di laurea di Filosofia.

Grande Seminario di Diotima 2018

Sbilanciamoci dalla parte della politica delle donne

Il titolo di questo seminario ha a che fare con il desiderio di alcuni uomini di sbilanciarsi dalla parte della politica delle donne e il loro invito ad altri di seguire questa via. È un invito che ha un suo motivo. Le mappe più conosciute della cultura e della politica maschile sono in bilico tra cambiamenti sregolati, la difficoltà di stare in rapporto alla realtà, la ripetizione di vecchi percorsi e un crollo verticale di valori. La politica delle donne ha seguito in questi anni un filo che ha attraversato le mappe maschili senza confondersi con esse.

Ultimamente il femminismo ha acquistato un nuovo credito. A prima vista per l’effetto di diversi movimenti internazionali. Pensiamo alla manifestazione di un milione di donne e uomini a Madrid contro il femminicidio, come anche alla forza simbolica delle donne che hanno denunciato gli uomini pubblicamente nel movimento del #metoo. Come pure al movimento internazionale Non una di meno. Ma questo credito è legato soprattutto al fatto che le donne si sono esposte personalmente, hanno rinnovato la pratica del partire da sé e mostrato una autorità femminile guadagnata con il proprio esserci, al di fuori dalle forme garantite delle istituzioni.

In questo seminario vogliamo aiutarci nella non facile lettura del presente, e fare proposte per avanzare nel futuro che in parte è già nostro.

Il primo passo essenziale è quello di dire la verità di ciò che stiamo vivendo tutte e tutti. Dire la verità è legato ad un senso profondo di giustizia che ci espone personalmente in rapporto alla vita degli altri. In questo le donne sono favorite da una cultura materiale che sta vicina all’esperienza comune.

Dire la verità di quello che viviamo, per quanto doloroso possa essere a volte, libera il desiderio. Apre nuove strade.

Il secondo passo è considerare l’inventiva politica delle pratiche del movimento delle donne: quelle sperimentate già ma soprattutto quelle che stanno nascendo a ridosso di questioni brucianti – esistenziali, politiche, economiche – in cui siamo tutte e tutti coinvolti.

 

Bibliografia:

Hannah Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 2017.

Diotima, Femminismo fuori sesto. Un movimento che non può fermarsi, Liguori, Napoli 2017.

Libreria delle donne di Milano, Non credere di avere dei diritti, Rosenberg&Sellier, Torino 1987.

Luisa Muraro, Autorità, Rosenberg&Sellier, Torino 2013.

Matteo Angeli (a cura di), Il pensiero che muove la politica, Ytali ed., Venezia 2018.

Annarosa Buttarelli, Sovrane. L’autorità femminile al governo, Il Saggiatore, Milano 2017.

 

Incontri

Venerdì 5 ottobre: Luisa Muraro – Difesa di Simplicio. Capire le ragioni di quelli che non capiscono

Venerdì 12 ottobre: Annarosa ButtarelliProssimità

Venerdì 19 ottobre: Chiara ZamboniIn territorio pericoloso con bussola ma senza mappa

Venerdì 26 ottobre: Caterina Diotto – Qualcosa di nuovo sul fronte occidentale

 

Grande Seminario di Diotima 2017

La rivolta linguistica

La lingua è la casa, il mondo, un’avventura e un enigma. Eppure per lo più viviamo dimentichi nella lingua come fanno i pesci nell’acqua. Non ce ne diamo pena.

L’amore per la lingua è quando la sentiamo nel cuore e questo è già uno scarto, uno scatto in più rispetto al nuotare immemori. Il disagio per la lingua maltrattata ne viene di conseguenza.

La sofferenza per il brutto uso oggi della lingua è molto diffuso. È un dolore personale e politico perché dietro certa terminologia imposta c’è il tentativo di uniformare attraverso il linguaggio la vita collettiva. Prendiamo, ad esempio, i linguaggi burocratici, per i quali noi siamo un utente, un numero, una variabile di sistema. Nelle aziende pubbliche (ospedali, scuole, enti) i lavoratori non sono più nominati così, bensì risorse per la produzione, capitale umano. L’ufficio che se ne occupa si chiama non a caso “delle risorse umane”. Con questa terminologia viene suggerito che gli esseri umani sono solo cose a disposizione. I linguaggi tecnici (sempre in inglese) nascondono dietro sigle e acronimi incomprensibili la storia da cui provengono e le finalità che perseguono. Nelle vita pubblica le falsificazioni degli accadimenti sono tragiche, ridicole, pericolose.

La sofferenza che proviamo è condivisa. È un sentimento politico, perché segnala che è qualcosa che riguarda l’intera vita collettiva.  È dunque come atto politico che proponiamo una rivolta linguistica, invitando a sottrarci all’indifferenza prodotta dall’assoggettamento. Affinché abbia efficacia occorre che le “cose”, le “risorse umane” tornino a parlare tra loro con questa intenzione. Non tanto per lamentarsi, quanto per legare quel che diciamo alle nostre esperienze di vita, di lavoro con le parole giuste. Non temiamo di entrare in conflitto con i linguaggi che ci allontanano dalla realtà vissuta e dalla possibilità di comunicarla. Dire pane al pane, si diceva un tempo. Ma si tratta anche di innovare e in caso di trasgredire, sapendo e dicendo il perché, come si fa nella vita pubblica.

In questo le donne hanno una loro specifica competenza e una storia. Dante l’ha riconosciuta, questa competenza, Margherita Porete l’ha praticata, la letteratura giapponese la illustra… Il femminismo stesso è nato grazie a una pratica di ricerca e invenzione del come dire le cose, e ha generato libertà.

 

Bibliografia:

Eva-Maria Thüne (a cura di), All’inizio di tutto la lingua materna, Rosenberg&Sellier, 1998.

Luisa Muraro, Maglia o uncinetto. Racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia, ed. il manifesto, 2017.

Marie Cardinal, Le parole per dirlo, Bompiani, 2001.

Federica Giardini, L’alleanza inquieta. Dimensioni politiche del linguaggio, Le Lettere, 2011.

Andrea Camilleri e Tullio De Mauro, La lingua batte dove il dente duole, Laterza, 2013.

 

Grande Seminario di Diotima

La rivolta linguistica

Il seminario inizia il 6 ottobre (2017), che è un venerdì, alle 17,20 per poi continuare con il seguente calendario fino a venerdì 10 novembre.

 

Venerdì 6 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

Wanda Tommasi – Parla come mangi

 

Venerdì 13 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

Elisabeth JankowskiLa nostra brutta bella lingua

 

Venerdì 20 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

Maria Livia AlgaPer la libera circolazione delle lingue

 

Venerdì 27 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

María José Gil Mendoza – La lingua che non scordo

 

Venerdì 3 novembre, ore 17,20 aula 2.2

Maria Milagros Rivera GarretasNé inglese né spagnolo. Tradurre la poesia di Emily Dickinson

 

Venerdì 10 novembre, ore 17,20 aula 2.3

Federica Giardini e Anna Simone – Ripensare il materialismo. Il linguaggio neoliberale tra misura e dismisura

 

 

 

Il seminario si tiene all’Università di Verona, Area Studi Umanistici, via San Francesco 22.

Vale come crediti F per le studentesse e gli studenti di Filosofia e Scienze dell’Educazione.

Grande Seminario di Diotima 2016

Violenza

 

Violenza: era là dall’inizio? Non possiamo saperlo. Quello che possiamo fare è vedere il suo dispiegarsi negli eventi di cui siamo partecipi, osservare quando e come attraversa il mondo che viviamo e le nostre anime. Possiamo constatare che accade quando le mediazioni vengono meno. Le guerre, ad esempio, si scatenano quando non c’è più spazio di contrattazione tra le parti. Oggi le guerre diffuse, di cui fanno parte anche la maggior parte degli attentati, mostrano che lo spazio di contrattazione si è ridotto a quasi nulla. Molti uomini muoiono. Le donne subiscono la violenza della guerra due volte, per le armi e per la violenza maschile in guerra, contro i loro corpi.

Non solo c’è violenza quando non ci sono più mediazioni efficaci ma anche quando queste si rovesciano nel loro contrario. Il linguaggio, la prima e più importante forma di mediazione in quanto forma di scambio e contrattazione, può rovesciarsi nel suo opposto quando le parole sono troppe, si elidono a vicenda, sono usurate, non circola autorità. La violenza allora ne è il risvolto. Così le leggi – altra mediazione -, quando proliferano in modo estenuante, fuori misura e sovrapponendosi, lasciano spazio alla violenza.

Le donne hanno un udito fine nei confronti della violenza dell’anima propria e altrui e sanno della violenza maschile

latente, potenziale sul loro corpo.

Sappiamo parlare di violenza solo se ne parliamo da https://www.acheterviagrafr24.com/viagra-definition/ un luogo dove abbiamo esperienza di relazioni di fiducia e di una lingua che apre spazi di vivibilità, che ci sostengono nell’accogliere il fatto doloroso che la violenza c’è e ci tocca. Quando ne siamo completamente coinvolte, rimaniamo nel mutismo. Non c’è sguardo, racconto. Non c’è storia.

La violenza è reale. Ed è reale anche il fatto che il patto sociale tra donne e uomini ci sembra andare verso

la rottura, per uno sfrangiarsi e indebolirsi delle mediazioni e soprattutto per un sottrarsi delle donne alla funzione simbolica patriarcale.

 

Bibliografia:

Hannah Arendt, Sulla violenza, in Ead., Politica e menzogna, Sugarco ed., Milano 1985.

Judith Butler, Violenza, lutto, politica, in Ead., Vite precarie, Meltemi, Roma 2004.

Luisa Muraro, Dio è violent, Nottetempo, Roma 2012.

Carole Pateman, Il contratto sessuale, Moretti &Vitali, Bergamo 2015.

Diotima, La magica forza del negativo, Liguori, Napoli 2005.

 

Il seminario inizia il 7 ottobre (2016), che è un venerdì, alle 17,20 per poi continuare con il calendario qui trascritto per altri venerdì fino al 4 novembre, sempre con lo stesso orario.
Venerdì 7 ottobre, ore 17,20 aula T1
Luisa Muraro
 Il cielo è dei violenti
Venerdi 14 ottobre, ore 17,20 aula T1
Manuela Asencor Alonso
 Percezioni e significati di violenza
Venerdì 21 ottobre, ore 17,20 aula T1
Giannina Longobardi
Il gioco è finito
Venerdì 28 ottobre, ore 17,20 aula T1
Annarosa Buttarelli
Un uomo buono è difficile da trovare (Flannery O’Connor)
Venerdì 4 novembre, ore 17,20 aula 2.3.
Rosanna Cima
 La vita è come un uovo