Grande Seminario

Grande Seminario di Diotima 2017

La rivolta linguistica

La lingua è la casa, il mondo, un’avventura e un enigma. Eppure per lo più viviamo dimentichi nella lingua come fanno i pesci nell’acqua. Non ce ne diamo pena.

L’amore per la lingua è quando la sentiamo nel cuore e questo è già uno scarto, uno scatto in più rispetto al nuotare immemori. Il disagio per la lingua maltrattata ne viene di conseguenza.

La sofferenza per il brutto uso oggi della lingua è molto diffuso. È un dolore personale e politico perché dietro certa terminologia imposta c’è il tentativo di uniformare attraverso il linguaggio la vita collettiva. Prendiamo, ad esempio, i linguaggi burocratici, per i quali noi siamo un utente, un numero, una variabile di sistema. Nelle aziende pubbliche (ospedali, scuole, enti) i lavoratori non sono più nominati così, bensì risorse per la produzione, capitale umano. L’ufficio che se ne occupa si chiama non a caso “delle risorse umane”. Con questa terminologia viene suggerito che gli esseri umani sono solo cose a disposizione. I linguaggi tecnici (sempre in inglese) nascondono dietro sigle e acronimi incomprensibili la storia da cui provengono e le finalità che perseguono. Nelle vita pubblica le falsificazioni degli accadimenti sono tragiche, ridicole, pericolose.

La sofferenza che proviamo è condivisa. È un sentimento politico, perché segnala che è qualcosa che riguarda l’intera vita collettiva.  È dunque come atto politico che proponiamo una rivolta linguistica, invitando a sottrarci all’indifferenza prodotta dall’assoggettamento. Affinché abbia efficacia occorre che le “cose”, le “risorse umane” tornino a parlare tra loro con questa intenzione. Non tanto per lamentarsi, quanto per legare quel che diciamo alle nostre esperienze di vita, di lavoro con le parole giuste. Non temiamo di entrare in conflitto con i linguaggi che ci allontanano dalla realtà vissuta e dalla possibilità di comunicarla. Dire pane al pane, si diceva un tempo. Ma si tratta anche di innovare e in caso di trasgredire, sapendo e dicendo il perché, come si fa nella vita pubblica.

In questo le donne hanno una loro specifica competenza e una storia. Dante l’ha riconosciuta, questa competenza, Margherita Porete l’ha praticata, la letteratura giapponese la illustra… Il femminismo stesso è nato grazie a una pratica di ricerca e invenzione del come dire le cose, e ha generato libertà.

 

Bibliografia:

Eva-Maria Thüne (a cura di), All’inizio di tutto la lingua materna, Rosenberg&Sellier, 1998.

Luisa Muraro, Maglia o uncinetto. Racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia, ed. il manifesto, 2017.

Marie Cardinal, Le parole per dirlo, Bompiani, 2001.

Federica Giardini, L’alleanza inquieta. Dimensioni politiche del linguaggio, Le Lettere, 2011.

Andrea Camilleri e Tullio De Mauro, La lingua batte dove il dente duole, Laterza, 2013.

 

Grande Seminario di Diotima

La rivolta linguistica

Il seminario inizia il 6 ottobre (2017), che è un venerdì, alle 17,20 per poi continuare con il seguente calendario fino a venerdì 10 novembre.

 

Venerdì 6 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

Wanda Tommasi – Parla come mangi

 

Venerdì 13 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

Elisabeth JankowskiLa nostra brutta bella lingua

 

Venerdì 20 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

Maria Livia AlgaPer la libera circolazione delle lingue

 

Venerdì 27 ottobre, ore 17,20 aula 2.2

María José Gil Mendoza – La lingua che non scordo

 

Venerdì 3 novembre, ore 17,20 aula 2.2

Maria Milagros Rivera GarretasNé inglese né spagnolo. Tradurre la poesia di Emily Dickinson

 

Venerdì 10 novembre, ore 17,20 aula 2.3

Federica Giardini e Anna Simone – Ripensare il materialismo. Il linguaggio neoliberale tra misura e dismisura

 

 

 

Il seminario si tiene all’Università di Verona, Area Studi Umanistici, via San Francesco 22.

Vale come crediti F per le studentesse e gli studenti di Filosofia e Scienze dell’Educazione.

Grande Seminario di Diotima 2016

Violenza

 

Violenza: era là dall’inizio? Non possiamo saperlo. Quello che possiamo fare è vedere il suo dispiegarsi negli eventi di cui siamo partecipi, osservare quando e come attraversa il mondo che viviamo e le nostre anime. Possiamo constatare che accade quando le mediazioni vengono meno. Le guerre, ad esempio, si scatenano quando non c’è più spazio di contrattazione tra le parti. Oggi le guerre diffuse, di cui fanno parte anche la maggior parte degli attentati, mostrano che lo spazio di contrattazione si è ridotto a quasi nulla. Molti uomini muoiono. Le donne subiscono la violenza della guerra due volte, per le armi e per la violenza maschile in guerra, contro i loro corpi.

Non solo c’è violenza quando non ci sono più mediazioni efficaci ma anche quando queste si rovesciano nel loro contrario. Il linguaggio, la prima e più importante forma di mediazione in quanto forma di scambio e contrattazione, può rovesciarsi nel suo opposto quando le parole sono troppe, si elidono a vicenda, sono usurate, non circola autorità. La violenza allora ne è il risvolto. Così le leggi – altra mediazione -, quando proliferano in modo estenuante, fuori misura e sovrapponendosi, lasciano spazio alla violenza.

Le donne hanno un udito fine nei confronti della violenza dell’anima propria e altrui e sanno della violenza maschile

latente, potenziale sul loro corpo.

Sappiamo parlare di violenza solo se ne parliamo da https://www.acheterviagrafr24.com/viagra-definition/ un luogo dove abbiamo esperienza di relazioni di fiducia e di una lingua che apre spazi di vivibilità, che ci sostengono nell’accogliere il fatto doloroso che la violenza c’è e ci tocca. Quando ne siamo completamente coinvolte, rimaniamo nel mutismo. Non c’è sguardo, racconto. Non c’è storia.

La violenza è reale. Ed è reale anche il fatto che il patto sociale tra donne e uomini ci sembra andare verso

la rottura, per uno sfrangiarsi e indebolirsi delle mediazioni e soprattutto per un sottrarsi delle donne alla funzione simbolica patriarcale.

 

Bibliografia:

Hannah Arendt, Sulla violenza, in Ead., Politica e menzogna, Sugarco ed., Milano 1985.

Judith Butler, Violenza, lutto, politica, in Ead., Vite precarie, Meltemi, Roma 2004.

Luisa Muraro, Dio è violent, Nottetempo, Roma 2012.

Carole Pateman, Il contratto sessuale, Moretti &Vitali, Bergamo 2015.

Diotima, La magica forza del negativo, Liguori, Napoli 2005.

 

Il seminario inizia il 7 ottobre (2016), che è un venerdì, alle 17,20 per poi continuare con il calendario qui trascritto per altri venerdì fino al 4 novembre, sempre con lo stesso orario.
Venerdì 7 ottobre, ore 17,20 aula T1
Luisa Muraro
 Il cielo è dei violenti
Venerdi 14 ottobre, ore 17,20 aula T1
Manuela Asencor Alonso
 Percezioni e significati di violenza
Venerdì 21 ottobre, ore 17,20 aula T1
Giannina Longobardi
Il gioco è finito
Venerdì 28 ottobre, ore 17,20 aula T1
Annarosa Buttarelli
Un uomo buono è difficile da trovare (Flannery O’Connor)
Venerdì 4 novembre, ore 17,20 aula 2.3.
Rosanna Cima
 La vita è come un uovo