Delfina Lusiardi

Sono nata a guerra finita, nel 1946. Ho vissuto la mia infanzia in un paesino della campagna cremonese, con il desiderio di città. Appena ho potuto sono partita e il destino ha voluto che la città fosse Brescia.

 

Oggi, il mio abitare è fatto di movimenti accorti che cercano un equilibrio tra spinte contrastanti.

Tra il desiderio – giovane – di città e  il bisogno – antico – di campi e acque, di sentieri di terra.

Tra bisogno di un tempo quotidiano condiviso con chi mi è compagno di vita e bisogno di solitudine.

Tra desiderio di un’esistenza eremitica e passione dell’amicizia, il legame sacro che mi domanda attenzione e presenza.

Tra ricerca di parole e ricerca di silenzio.

Tra necessità vitale di raccoglimento e impossibilità di sottrarmi all’urgenza del presente.

Tra bisogno di gesti indifferenti alle ragioni del mercato e accettazione dei vincoli che lo scambio impone.

Tra azioni creative che assecondano il farsi del non previsto e il lavoro che programma, organizza ciò che occorre prevedere.

 

Non è sempre stato così.

O era così, ma mi impedivo di ascoltare. Non mi accorgevo di uno squilibrio permanente.

Abitavo in superficie. Mi vietavo di percorrere la via che porta nel più profondo dell’anima. Là dove l’animale che soffre fa percepire la sua voce: il corpo che sente e sa, più di quanto lo sappia io, cosa è in mio potere fare, come e dove posso vivere senza affanni inutili e libera da desideri disorientati e disorientanti.

Questo ascolto del corpo l’ho dovuto imparare. Una malattia grave mi ha portato su questa strada e, ad un certo punto, mi sono trovata pronta a percorrerla con decisione.  Metis – medicina e memoria (Milano) e ilLaboratorio di autoconoscenza (Mantova) sono i luoghi dove questo apprendimento assume i caratteri di una ricerca condivisa che si prende cura dei passaggi difficili della vita, la nostra e di coloro che ci domandano attenzione e vicinanza nei momenti di particolare fragilità.

 

Il mondo vissuto è costituito da molti spazi: una composizione in divenire. Il femminismo ha generato una realtà vasta, fatta di luoghi dove l’energia femminile può circolare senza ostacoli e operare in modo fecondo nei contesti dove una donna si trova a vivere e ad agire.

L’università delle donne “Simone De Beauvoir” (Brescia) e Diotima (Verona) sono i luoghi della mia più assidua frequentazione nell’epoca della piena maturità e della partecipazione attiva al movimento delle donne. Incontri e relazioni che incoraggiano trasformazioni radicali nel lavoro di insegnante e generano risposte creative ai problemi del presente. Una delle invenzioni più significative per la città dove vivo è stato il “Bagaglio invisibile”. Nato a Brescia nel 2003, come corso per mediatrici interculturali straniere, è divenuto, e rimane, una trama di relazioni vitali tra donne native e migranti che rende concretamente percepibile la fecondità di questi legami.

 

Nel 2005 avviene una svolta. Diventa centrale nella mia esistenza l’iniziazione allo zen come Via di cura spirituale, con l’apprendimento di pratiche ispirate all’insegnamento di Graf Dürckheim (www.centre-durckheim.com).  Il risvegliarsi della coscienza sensibile ai vissuti concreti che ci toccano nel profondo, dove corpo e spirito sono intimamente uniti,  mi orienta verso un modo di abitare il mondo che subisce una decisiva trasformazione.

Dal 2013 mi rendo disponibile ad accompagnare  chi condivide questo bisogno di orientamento e di autoconoscenza, in incontri di gruppo e individuali. Apro la mia casa a momenti di pratiche meditative nello stile zen, creo e animo contesti più allargati; collaboro con l’associazione Aspasia di Mileto, per una filosofia di trasformazione.  (www.aspasiadimileto.it).

La filosofia come via di trasformazione trova nella mia esperienza un senso più chiaro e più concreto nell’incontro con l’ Oriente. Con lo zen: la cultura del quotidiano, la cultura del silenzio. Più potente si fa sentire la saggezza di una madre che rasserena la casa con la sua sola presenza. Questa saggezza è in perenne contrasto con la spinta della figlia ad essere creativa nel mondo diversamente da lei, realizzando inconsapevolmente il desiderio del padre. La saggezza della madre e il desiderio del padre sono i due poli di una tensione ineliminabile, ora feconda ora paralizzante. A tratti, un conflitto aspro.  La via interiore mi porta lì, al cuore di questo conflitto. Imparo a sentirlo. A farne occasione di pensiero. Demetra e il figlio della regina (in Diotima, L’ombra della madre, 2007) articola questa intuizione rileggendo il mito della Core di Demetra.

La passione filosofica mi costringe a fare i conti con questo conflitto nel  lavoro del pensiero: tra un pensare rivolto al mondo – critica del mondo e delle sue rappresentazioni- e un pensare del tutto indipendente da esso, fatto di intuizioni radicate nei vissuti concreti. Capacità di vedere con chiarezza ciò che è necessario vedere per non perdersi nella confusione e nel disordine del mondo. La scrittura filosofica diviene sempre più decisamente una pratica che cerca di tessere i fili di questo pensiero, libero dalla pretesa di giudicare il mondo e dal bisogno che il mondo lo riconosca. Un pensiero ancorato alla forza della verità, attentamente ascoltata osservata vista, e che chiede di essere mostrata nella sua essenzialità.

Sperimento la scrittura che dà il senso di leggerezza e la scrittura che affatica i giorni, ingombra la vita, fa violenza al silenzio. Mi muovo tra scrittura che solleva, e viene come una grazia, e scrittura che costa fatica, sacrificio. Travaglio, questo, lavoro in senso proprio. Lavoro di parola che è spalare terra, dissodare terreni inariditi, liberarli dai grovigli di radici disordinate, per restituire al mondo la sapienza femminile della vita con la sua fecondità e la sua paziente sopportazione.  Per trasmetterla con le parole semplici che una donna può trovare. L’ultimo libro, “E la vita cammina quasi dritta”. Un laboratorio di narrazioni pazienti, con Annamaria Piussi (2015), è una testimonianza di questa ricerca.

 

I miei scritti testimoniano l’interesse costante per l’esperienza femminile, l’attenzione al coraggio delle donne e alla creatività del femminismo. Fino al 2007, i miei contributi si trovano in libri collettanei, eccetto un diario, Lontano dalle strade battute (Milano 1997; Madrid  2008), che accompagna il tempo della malattia, un cancro al seno, e conserva la traccia di una scrittura che nasce da un bisogno di solitudine e silenzio, il cui significato diviene sempre più chiaro nel corso della mia vita.  Scrivere come pratica di autoconoscenza, esercizio quotidiano, mosso da una necessità interiore: questa scrittura è ascolto attento del sentire che occorre liberare dall’opacità. Lavoro di parola che accompagna la vita e la orienta.

Scrittura e disegno, lavoro con il colore:  da questi gesti nascono quaderni fatti a mano che sento il bisogno di offrire ai pochi compagni e alle molte compagne di strada. Piccoli doni, destinati in prima istanza a circolare nella rete dell’amicizia, al di fuori dello scambio commerciale.

 

I testi ora si possono leggere nel sito: www.secondorizzonte.it, che ospita anche

Cantando l’infanzia, un testo poetico corale del “Laboratorio di autoconoscenza” di Mantova.

 

Questi i titoli:

 

Tra una partenza e l’altra, una biografia essenziale (2007) ;

 

Divieni quel che sei. La via della chiarezza interiore, alcune risposte alla domanda “Perché e come meditare” (2011);

 

Lasciarsi guidare dal maestro interiore (2012), sulla relazione con i maestri e/o le maestre che ci accompagnano sulla via della maturazione spirituale;

 

Come possiamo non farci derubare della nostra vera biografia. A proposito della vita di Karlfried Graf Dürckheim (2014)

 

Metamorfosi inattese, poesie dal 1999 al 2014, esprimono la voce di una donna che entra nella seconda metà della vita. Le presento con il nome di Caterina Sassi, la mia nonna materna (2014).

 

Email: delfinalusi@gmail.com                 tel. 030.43033; 0365.71735; cell. 333.1551487

 

 

Scritti (in ordine cronologico)

 

Contributi a stampa

 

Il pensiero della differenza sessuale nella politica delle donne, quaderno dell’Università “Simone De Beauvoir,  Brescia 1989  (coautrice e curatrice)

 

Fuori dal riparo: l’io e il noi  nell’esperienza e nella narrazione, in: A.a.V.v.,  I  gesti e i sentimenti. Le donne nella Resistenza bresciana, Brescia 1990

 

Parlare di Hannah Arendt, due lezioni di Laura Boella, quaderno dell’Università Simone De Beauvoir, Brescia 1991(curatrice)

 

Lontano dalle strade battute, Metis-medicina e memoria, Milano 1997;  Lejos de los caminos trillados , traduzione in spagnolo , di Gemma del Olmo Campillo, Sabina editorial, Madrid 2008

 

Itinerari di perdita dell’innocenza, in Laura Boella (a cura di), Fare filosofia, Cuem, Milano 1997

 

L’utopia di Cassandra, in: Guerre che ho visto, Libreria delle donne, 1999; traduzione in spagnolo in: “Quadernos inacabados”, n.45, Madrid 2001

 

Ho scelto di lasciarvi immagini di vita e di bellezza,  in: Diotima, Il Profumo della maestra, Liguori, Napoli 1999 (con Zazi Sadou)

 

Lotta al terrorismo. Imparare dalle donne d’Algeria,  in “Via Dogana”n. 58/59, dicembre 2001( con Zazi Sadou)

 

Una lingua differente;  Insegnare storia in epoca di guerra, in: Fare pace dove c’è guerra, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne, Milano 2003

 

Curare, badare. Dar parole al sapere della vita quotidiana, in: Curare ed essere curati, Atti del convegno, Milano 2003

 

Il bagaglio invisibile. Storie di vita e pratiche di mediazione interculturale, per Assocoop scrl, Rosenberg e Sellier, 2004 (coautrice e curatrice con Pamela Marelli)

(lo si può leggere in PDF nel sito della Confcooperative, www.koinon.coop )

 

Laboratorio di Mantova: Il rischio dell’incontro. La competenza femminile nella relazione d’aiuto,  Mantova, 2004 (coautrice e curatrice con Alessandra Preda)

 

Cosa sa il corpo che io non so; “Era semplicemente ritornata alla vita...” in: Le donne e il cancro al seno, quaderni di Metis, Milano 2004 (anche curatrice)

 

Quando il corpo fa il lavoro del negativo, in: Diotima, La magica forza del negativo, Liguori 2005; tr. spagnola:  in La màgica fuerza de lo negativo, tr. di Gemma del Olmo Campillo, Horas y horasa, Madrid 2009

Non nominare il nome di Dio invano, in: Gruppo donne via Grioli, Ordine della Sororità,  Politica donna. Tra desiderio e spiritualità, Mantova 2012

Demetra e il figlio della regina, in: Diotima, L’ombra della madre, Liguori 2007

E la vita cammina quasi dritta. Un laboratorio di narrazioni pazienti,  QuiEdit, Verona 2015, con Annamaria Piussi.

 

 

Contributi on line, in: La Via della scrittura, nel sito: www.secondorizzonte.it

 

Tra una partenza e l’altra, Brescia 2007

 

Divieni quel che sei. La via della chiarezza interiore, Brescia 2011;

 

Lasciarsi guidare dal maestro interiore, Brescia 2012;

 

Caterina Sassi [pseudonimo], Metamorfosi inattese, Brescia 2014